7.01.2005

UN PO' SI, UN PO' NO

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UN PO' SI, UN PO' NO
Ma il flat bed e' veramente serigrafia digitale? Ne parliamo con la Serinord di Piacenza un'azienda che, dopo molti anni di lavoro, passione e amore nei confronti della serigrafia, ha "portato a casa" un flat-bed affiancandolo alle macchine serigrafiche.

L'argomento è certamente attuale e oggi è, se non sulla bocca di tutti, nel pensiero di molti serigrafi, stampatori digitali, insegnisti ecc. Chi si occupa di queste cose ha già  certamente incontrato e discusso l'argomento ricevendone impressioni diverse, conferme, incertezze e, in generale, il desiderio di attendere che altri facciano esperienze. Cosa meglio, quindi, che parlarne con chi, utilizzando da anni la stampa serigrafica e continua ad utilizzarla con profitto, può darci la sua impressione sul "flat-bed", una macchina inserita di recente a fianco delle macchine serigrafiche fino ad oggi utilizzate.
Ho, quindi, incontrato i Signori Draghi e Sivelli, soci titolari della Serinord di Ponte Trebbia in provincia di Piacenza. Con loro ho parlato, prima di tutto, della loro azienda e delle tecnologie fin'ora utilizzate. Ho poi chiesto loro di parlarmi delle ragioni tecniche e commerciali che li hanno portati al flat-bed e quali sono, dopo qualche tempo di utilizzo, le conferme ed eventualmente, perchà© no, gli aspetti meno positivi dell'utilizzo della nuova macchina.
La Serinord
E' nata nel 1994 per iniziativa dei signori Gian Piero Draghi e Bruno Sivelli che decidono di sfruttare le esperienze da loro, fino a quel momento, acquisite in due piccole aziende serigrafiche del piacentino, aziende che dirigevano dal 1980.
Due aziende distinte, legate in modo personale dell'amicizia personale dei titolari, amicizia che, pian piano ha iniziato a trasformarsi in collaborazione prima e sinergia tecnica poi.
Da qui la loro intenzione di unire, appunto nel 1994, le loro esperienze e le loro attrezzare allo scopo di proporre al mercato una nuova azienda con concetti imprenditoriali produttivi decisamente all'avanguardia. Una nuova impostazione commerciale, quindi, subito seguita dai primi aggiornamenti e le trasformazioni al parco macchine, ma sempre tanta passione e tanto amore per la serigrafia.
La loro produzione serigrafica era indirizzata verso la realizzazione di targhe, magliette, vetrofanie, mousepad, etichette, pannelli, striscioni, lavori con riserva, verniciature a rilievo, ecc. il tutto sia per clienti propri, sia per conto terzi.
Gli inchiostri, secondo le esigenze, possono essere sia a solvente, sia UV. Nel 1999, l'evoluzione del mercato che stava conducendo la Serinord verso la soddisfazione della fornitura di piccoli quantitativi, suggerisce, a conferma di un certo dinamismo dei due soci, l'inserimento di macchina per la stampa digitale, una Mutoh Albatros per la realizzazione di automezzi, banner, ecc.
1999, s'inizia quindi a parlare di stampa digitale.
Mi dice Piero Draghi, "da qualche tempo io ed il mio socio, spinti da quel certo dinamismo che qualche anno prima ci aveva condotti alla costituzione della Serinord, sentivamo che occorreva compiere un passo importante, eravamo nati serigrafi, ma il mondo del nostro lavoro, purtroppo, portava sempre più alla tecnica del digitale, di un digitale avvicinabile il più possibile al nostro lavoro di base: la serigrafia."
Occorreva, quindi, che qualcuno permettesse all'azienda di seguire questa evoluzione, occorreva che quel qualcuno fosse in possesso delle cognizioni e delle esperienze tecniche per l'inserimento dell'azienda in un mondo sempre più complesso, ma che nel frattempo sapesse "parlare" anche di Serigrafia. La risposta arrivò con Gianmarco Draghi, il figlio di Gian Piero. Un giovane nato fra le macchine, i telai, gli inchiostri ed i problemi della serigrafia, ma con importanti basi informatiche.
La sua presenza si fa subito sentire con l'introduzione in azienda sistemi da intaglio e stampa fotografica inkjet di grande formato.
Certo, sistemi importanti, ma all'orizzonte stava delineandosi con grande rilievo quello che nel mondo della stampa stava per definirsi, più o meno correttamente, "serigrafia digitale". Un sistema digitale in grado, come la serigrafia classica, di stampare sia su supporti flessibili sia rigidi, anche non facilmente gestibili e, come con la serigrafia, su certi spessori.
Ecco, agli inizi del 2004, la "serigrafia digitale" con il flat-bed Arizona T220
Quella della Serinord di è la seconda Arizona T220 venduta in Italia dopo la presentazione al mercato avvenuta nel novembre 2003. E' un sistema di stampa inkjet che utilizza tecnologia piezoelettrica, con inchiostri a base solvente, in grado di stampare supporti sia rigidi sia flessibili, trattati e non con le dimensioni massime di cm 157,5 di larghezza e cm 304,8 di lunghezza e con spessori fino a 5,1 cm. (sul mercato si trova anche una flat-bed Arizona T220UV che utilizza inchiostri a polimerizzazione UV, ndr).
Un importante piano aspirante tiene fermo il supporto da stampare consentendo stampe precise anche su materiali più difficili.
Altre dati importanti: la velocità  del sistema è di 16,7 mq ora. Il sistema di stampa è composto di 4 teste piezoelettriche. Stampa al vivo (full bleed). Risoluzione visiva di 600 dpi grazie alla tecnologia Ocè Color Blend. Decodificatori lineari per alta precisione nel posizionamento della goccia di stampa.
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Eccoci adesso al tema centrale dell'incontro: il flat-bed è veramente "serigrafia digitale"?
"Un po' sଠe un po' no", mi dicono - quasi all'unisono i due soci.
Partiamo, allora, dall' "un po' sà¬"Â…
Un po' sଠperchà© il flat-bed è, nel complesso, certamente molto più veloce della serigrafia anche nei lavori preparazione, niente pellicole, niente telai, serigrafici, niente spalmatura dell'inchiostro, ecc.
Il flat-bed è poi in grado di darci anche un'importante mano nella stampa di materiale sintetico morbido, che generalmente lavoriamo sulla Mutoh Albatros (va tenuto presente che questo flat-bed non è roll-to-roll), ma con maggiori possibilità  e grazie alla facilità  di registro ottenibile dal piano del flat-bed rispetto a quanto ottenibile con l'Albatros.
Qualità  di registro certamente a livello di quelli ottenibili dalla serigrafia, ma con tempi più veloci. L'interessante capacità  di aspirazione del piano dell'Arizona T220 e della sua tecnica di stampa che avviene attraverso il movimento del sistema di stampa e non del piano porta supporto, ci permette anche la facile realizzazione di lavori bifacciali perfettamente a registro: una qualità  importante nel caso di insegne luminose bifacciali e non solo..
E' un sistema molto duttile - continua Draghi - e parlo del flat-bed in generale - che sta aprendo al mondo della stampa, e non solo della serigrafia, nuovi importanti orizzonti. Forse non ne conosciamo ancora appieno le possibilità  specie nei confronti dei possibili utilizzi incrociati serigrafia, flat-bed e digitale "classico". Già  oggi, solo dopo pochi mesi di utilizzo, abbiamo scoperto la possibilità  di realizzare cose che prima non potevamo ottenere sia dalla serigrafia, sia dalla stampa digitale. Mi riferisco ai costi, ai tempi, ai formati realizzabili ed all'alta quantità  di tipi di supporti stampabili.
Inoltre, almeno per quanto riguarda la nostra esperienza diretta, à© una macchina che permette risoluzioni molto alte, grazie alla qualità  delle sue testine.
Passiamo adesso all' "un po' no"Â…
Certo, mi dice - inserendosi Bruno Sivelli - non è tutto oroÂ…. Mi riferisco agli aspetti che noi utilizzatori del flat-bad avremmo voluto risolvere rispetto di un rapporto nei confronti della serigrafia. Mi riferisco, per esempio, all'impiego di certi supporti utilizzabili da questa tecnologia e della conseguente mancanza di inchiostri specifici per ognuno di questi supporti.
In particolare, c'è poi l'importante mancanza di un colore bianco che possa, all'occorrenza fungere da sesto colore, nella realizzazione, per esempio, di loghi o disegni su fondo scuro, ecc.
Per quanto ci riguarda, siamo poi completamente in disaccordo sulle possibilità  delle due tecniche relativamente ad un certo tipo di qualità  finale, pur rendendoci perfettamente conto che gli utilizzi possibili sono decisamente orientabili e subordinabili su diverse scelte commerciali. Ma parliamo di puro risultato finale - s'inserisce Draghi - e proviamo, infatti, a penetrare meglio le due tecniche di stampa prendendo ad esempio la stampa di un tinta piatta. In serigrafia sarà  senza dubbio una tinta piatta al tratto realizzata nel colore voluto, mentre col flat-bed questa tinta "piatta" sarà  ottenibile unicamente in quadricromia, retinata quindi, con evidenti differenze nei confronti dell'originale, pur utilizzando tutte le scale colore o prodotti a campione che si vogliano utilizzare.
Ci sarebbe poi da dire -riprende Sivelli - sul formato delle macchine che dovrebbe adeguarsi meglio alle dimensioni dei supporti e, quindi, delle lavorazioni possibili. In particolare, per quanto riguarda la nostra macchina, occorrerebbe poter intervenire meglio sui flussi di calore delle lampade di asciugatura, calore che interviene spesso negativamente su supporti come il multionda o quelli realizzati con un anima in polistirolo tra due strati sottili di PVC, entrambi facilmente modificabili dalla temperatura. Pensiamo, conseguentemente, allo stress procurato dai quattro passaggi di una quadricromia su questi supporti. Spesso lo stampatore è costretto a spegnere le lampade dopo ogni passaggio e riaccenderle al passaggio successivo con enormi perdite di tempo e risultati non perfettamente garantibili."
Uno stesso lavoro, la fotografia di un paesaggio, diciamo, realizzato sia in serigrafia sia col flat-bed. Le stesse quantità , lo stesso supporto. A quale dei due andrebbe la vostra preferenza di tecnici di stampa? Sarebbe poi esattamente ristampabile in modo identico dopo qualche mese?
"Il problema principale à© negli inchiostri. I colori utilizzabili dal digitale sono molto instabili nel tempo e, comunque, nonostante l'attenzione delle ditte che li producono, una partita non è mai "perfettamente" identica alla precedente. In un certo senso, lo stesso avviene nella produzione degli inchiostri serigrafici. A favore della serigrafia gioca però la possibilità  di intervenire e correggere i colori fino a quando si raggiunge la tonalità  voluta, per gli inchiostri digitali la correzione non può avvenire in quanto generalmente gli inchiostri sono forniti in contenitori chiusi o, quando si tratta di contenitori apribili, l'inchiostro non è in ogni modo rimiscelabile e, comunque, male utilizzabile. Molta influenza ha poi nel digitale la fluidità  dell'inchiostro prodotta dal calore della macchina in un certo momento della lavorazione; fluidità  in grado, perfino, di influenzare la differenza fra le due stesse metà  di una stampa non realizzabile, per le sue dimensioni, in un formato unico.
Certo, conclude Draghi, dopo tutte queste eccezioni non mi rimarrebbe che decidere a favore della stampa serigrafica, ma forse non staremmo più parlando di un normale lavoro serigrafico, ma della riproduzione di un'opera d'arte senza particolari influenze da parte dei costi finali" (come sempre tutto si riduce in una questione di costi n.d.r.)
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Parlando di serigrafia, flad-bad o digitale classico, come vi comportate nella realizzazione di un lavoro? Lasciate che sia il cliente a decidere la tecnologia, la tiratura, il tipo di originale da riprodurre, la qualità  finale, ecc.?
"In linea di massima si decide davanti al cliente che generalmente si limita ad indicarci il materiale da utilizzare e lo scopo del prodotto finito. Se, invece, la sua domanda vuole mettere in evidenza eventuali titubanze del cliente di fronte al flat-bed le posso dire che i nostri clienti non hanno mai avuto incertezze nei confronti di questa nostra nuova tecnologia che, peraltro, permette loro il contenimento dei costi relativamente alla possibilità  di forniture con basse tirature e maggiori velocità ."
E' possibile realizzare lavori in una specie di sinergia fra la serigrafia e la stampa con il flat-bed?
"Ma certo, perchà© no, dice Draghi, in teoria si potrebbero comunque prima realizzare soggetti in flat-bed e poi, grazie al suo importante sistema di registro, realizzare successivamente dei perfetti passaggi in oro serigrafico o sovrastampe di glitter o vernici per stampe di riserva, profili bianchi, ecc.
Da parte nostra abbiamo recentemente utilizzato le due tecniche realizzando con il flat-bed la numerazione continua di lavori su fogli che saranno poi stampati in serigrafia.
L'acquisto di un flat-bed presuppone l'assunzione di personale specializzato?
"Assolutamente no, il produttore dell'attrezzatura predispone corsi specifici e facilmente seguibili da chiunque."
Come hanno accettato i vostri clienti la nuova tecnologia ed il prodotto realizzabile?
"Nessun problema, dice Sivelli, non dimentichi che molto spesso il prodotto finale del flat-bed ha costi più contenuti della serigrafia, per via delle tirature meglio controllabili e dei tempi più veloci."
Proviamo adesso a dare uno sguardo al futuro. Cosa succederà  alla serigrafia. Cosa succederà  al flat-bed ed alla stampa digitale classica?
"Secondo noi, continua Sivelli, terminato questo primo periodo di "assestamento" ognuna di queste tecniche si piazzerà  su precise posizioni già  da ora determinabili dai costi, dai tempi di lavorazione, dalle esigenze finali del prodotto, dalla sua qualità , ecc.
Se la sua domanda vuole invece riferirsi ad un pensiero molto corrente in questo periodo circa un'eventuale "morte", magari lenta, della serigrafia devo correggerla. Per me la serigrafia, grazie alla sua capacità  creativa che nasce da importanti basi artigianali, avrà  sempre un proprio spazio, mai raggiungibile da oltre tecnologie."
Lavoro realizzato per la rivista Graph ed apparso sul numero di novembre-dicembre 2004 della stessa rivista.

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