28.05.2005

LA FOTOLITO E IL MOIRE' VISTI DA UN SERIGRAFO

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LA FOTOLITO E IL MOIRE' VISTI DA UN SERIGRAFO
La fotolito in serigrafia. Il moirà©, la sequenza dei colori, la grandezza del punto e l'inclinazione dei retini, una problematica che accompagna da sempre i serigrafi.
Se n'è parlato e scritto molto.
Per contro, proviamo oggi ad affrontare l'argomento con un serigrafo: Angelo Monterisi della Serigrafia Monterisi di Sesto S. Giovanni che ci parlerà  di come, ogni giorno, affronta e risolve, sulla base delle sue specifiche esperienze, l'argomento fotolito, moirà©, telai serigrafici, ecc.

Signor Monterisi, il primo interrogativo che sorge spontaneo in chi non è direttamente addetto ai lavori è: esistono differenze nella realizzazione di una fotolito e, quindi, nella realizzazione delle matrici, per un lavoro serigrafico ed uno offset? Si sente parlare di moirà©, di gelatina sopra o sotto, ecc.Vogliamo provare a chiarire la cosa secondo il punto di vista di un serigrafo?
"Di base, inizia Monterisi, direi che non esiste alcuna differenza visto che la pellicola fotografica è la stessa e che, in entrambi i casi, il soggetto è impressionato sul lato della pellicola dotato di emulsione. Le differenze emergono unicamente nei diversi sistemi di impressione delle due matrici (telaio per la serigrafia e lastra per l'offset), e nella posizione della pellicola e delle matrici di stampa rispetto alla sorgente luminosa. Nel caso della serigrafia opereremo in modo che l'emulsione della pellicola fotografica venga a contatto con la parte sensibile del telaio serigrafico. In questo momento, osservando la pellicola, avremo il soggetto in posizione frontale leggibile (o diritto), soggetto che, poi, apparirà  contrario nell'esposizione del telaio.
La posizione gelatina-contro gelatina eviterà , peraltro, infiltrazioni di luce e, quindi, imprecisioni nel trasferimento del soggetto dalla pellicola al telaio.
Nella stampa offset il processo di impressione della pellicola di fotolito avviene sempre con la gelatina posizionata a contatto con l'altra in posizione frontale. La differenza sarà  riscontrabile al momento dell'esposizione della lastra quando la pellicola si proporrà  al nostro sguardo rovesciata con la gelatina in basso (osservando la pellicola e la lastra che otterremo avremo il soggetto grafico non leggibile o capovolto).Le differenze si possono evidenziare unicamente nelle differenti esigenze di trasporto pellicola-lastra, loro posizione rispetto alla fonte di luce e, successivamente, nella loro posizione nei confronti del supporto da stampare. Spesso, però, il problema nella realizzazione della fotolito per una serigrafia necessita di istruzioni ai fotolitisti che, spesso, non hanno la duttilità  necessaria nella comprensione delle differenze fra le esigenze dell'offset e quelle della serigrafia."
Nella realizzazione della pellicola occorre tener conto del soggetto che si sta trasportando? Ha importanza se il lavoro è al tratto, in quadricromia o, in ogni caso, retinato?
"Questo è certamente un argomento importante. Nella realizzazione di una pellicola, dobbiamo, prima di tutto, prestare la nostra attenzione al soggetto e, conseguentemente, stabilire se sarà  un lavoro al tratto o retinato, con uno o più colori. Questa considerazione, se vuole, ci porta nuovamente ad una contrapposizione serigrafia-offset quando la differenza fra le due tecnologie mette in evidenza due fatti importanti: l'offset non permette, per la trasparenza dei suoi inchiostri, sovrapposizione di colori, mentre per la serigrafia, data la maggiore capacità  di coprenza dei suoi colori, permette, come nel caso di certi lavori al tratto, abbondanze che permettono, con i facili sormonti ottenibili, di eliminare fuori registro e, quindi, lavorazioni più facili, letture più esatte e pulite della grafica realizzata. Nel caso soggetti retinati è importante poi fare attenzione, riferendomi a mie esperienze specifiche, continua Monterisi, alla forma del punto: tondo, ellittico o stocastico (quest'ultimo solo di fronte a soggetti particolari). Personalmente preferisco optare per quello ellittico che permette la realizzazione di sfumature più pulite. Rimanendo sui lavori retinati occorre anche tenere assolutamente presente che il punto del retino deve appoggiare almeno su tre fili se si vuole evitare la sua "caduta" attraverso l'apertura della maglia e la conseguente perdita di dettagli.
Bisogna sempre, ed in ogni caso, analizzare a fondo il bozzetto del lavoro ed il tipo di materiale su cui si dovrà  stampare affiancandoci, con la massima attenzione, al fotolitista dandogli precise indicazioni sulle eventuali inclinazioni dei colori e dimensioni del punto se si parla di retino o di abbondanze se si parla di tratto, allontanandolo, quando è il caso, da certe sue abitudini o propensioni professionali verso i processi offset.<
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C'è correlazione fra il numero dei punti e il numero dei fili e del loro diametro, di un quadro da stampa?
"Occorre dire, prima di tutto, che:
§ Quando si parla di numero di punti si parla della densità  dei punti per centimetro quadrato
§ Quando si parla di numero di fili di numero di fili si allude al numero di fili per centimetro quadrato
§ Viene, quindi, da tenere presente che la grandezza del punto deve essere subordinata all'apertura della maglia e del diametro dei fili ed alle dimensione del punto del retino, oltre alle caratteristiche di flusso, adesione e coesione dell'inchiostro che il serigrafo prevedere di dovere utilizzare per un certo lavoro.
Un retino più stretto creerà  maggiori difficoltà  in fase di stampa, specie se si utilizzano inchiostri a solvente. In questo caso potremmo correre il rischio di una chiusura delle zone più fini del lavoro con la conseguente perdita di definizione.
Per questa ragione, continua Monterisi, è sempre opportuno ricorrere a retini più larghi non appena il lavoro lo permetta, come nel caso di poster non necessitano di una visione ravvicinata. Viene da sà© dire che se il lavoro dovrà  essere osservato da distanze ridotte si dovrà  necessariamente ricorrere ad un retino ridotto. In questo caso è preferibile utilizzare inchiostri U.V.
Signor Monterisi, vediamo adesso, prima di entrare nel merito, cosa s'intende per moirà©
"A rispetto di come è formulata la domanda e volendo, per il momento fermarci descrizione superficiale, potremmo definire il moirà© (dal francese "marezzato", "ondulato") un effetto secondario, o percettivo se si preferisce, che appare accidentalmente per la sovrapposizione casuale di una o più immagini retinate (ma non è la sola causa) dovuta all'allineamento non corretto dei singoli retini (i punti dei vari retini vengono, quindi, a toccarsi) e che falsa l'aspetto visivo dell'immagine. Vedremo più avanti che lo stesso effetto può avvenire mediante l'interferenza del tessuto con l'immagine retinata. In questo caso sarà  sufficiente suggerire al fotolitista di correggere opportunamente l'inclinazione di uno o più colori o modificando quella del tessuto di un determinato telaio.
D'accordo, stabilito questo, possiamo entrare un po' di più nell'argomento?
"Con il passo successivo, possiamo parlare di due tipi di moirà©: il primo creato dall'errata intersezione dei retini del ciano, del Magenta e del nero che devono posizionarsi con una angolazione di almeno 30°, mentre il giallo che à© il responsabile del noto effetto "tela di sacco", essendo anche il colore più debole, è solitamente posto sull'asse verticale dell'immagine. Per contro, in serigrafia, ed è questo il secondo caso, si può realizzare l'effetto moirà© anche attraverso un'angolazione non idonea tra le linee di un particolare colore rispetto alla trama del tessuto a causa della sovrapposizione del retino al filo del tessuto."
La sua conclusione alla domanda precedente ci porta a chiederle: abbiamo parlato di problemi creati dall'incidenza fra il tessuto ed il retino. Qual è la soluzione?
"La soluzione si ottiene ricercando, prima di tutto, la giusta inclinazione del telaio e curando che le linee dei punti della fotolito siano correttamente allineate con l'asse verticale ed orizzontale dello stesso. Inoltre, tanto più fine è il tessuto rispetto alle dimensioni del retino, tanto inferiore sarà  percettibile l'effetto moirà©. In conclusione, ci deve essere sempre una certa correlazione fra le dimensioni del punto del retino e la sua forma, la larghezza della maglia, la densità  e spessore dell'emulsione, il numero di fili e la loro circonferenza oltre alla densità  dell'inchiostro che si pensa di utilizzare. Secondo me, è importante che ogni puntino abbia a disposizione, come abbiamo già  visto, almeno tre fili su cui appoggiare.
Com'è noto, nella fase di stampa, per certi lavori, si può modificare la progressione dei colori. Lei ci ha detto, per esempio, che l'inclinazione e la posizione dei vari colori è suscettibile di variazioni in base alle esigenze dell'immagine che si sta stampando. Queste situazioni creano, nella preparazione della fotolito, nuovi allineamenti dei retini?
"Anche in questo caso, i serigrafi hanno specifiche simpatie ed esperienze. Di base, occorre, comunque, tenere presente che quando si deve stampare una quadricromia, il primo colore da stampare deve essere scelto sulla base di precise considerazioni sul lavoro da realizzare e, ripeto, sulla base di esperienze personali.
Personalmente non amo, per esempio, concludere la stampa con il giallo, come si tende a fare quasi regolarmente, perchà©, secondo me, in quella posizione, quel colore forma quasi delle velature che mi abbassano la forza cromatica del lavoro. Per altri il giallo, come passaggio iniziale, può creare una difficile controllo sull'eventuale allargamento.
Per tornare alla domanda che mi è stata posta, appare evidente che, decisa la posizione di stampa di ogni colore, l'inclinazione dei vari retini dovrà  essere subordinata alla sequenza prevista. Di conseguenza, per concludere quest'argomento, si dovrebbe poter affermare che una quadricromia, correttamente stampata, è strettamente subordinata alla scelta della progressione dei colori.
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La tesatura del tessuto e la sua angolazione possono intervenire in modo determinante nella stampa?
"Certo, la domanda mi permette, peraltro, di precisare quanto ho appena detto a proposito dei problemi che potrebbero sorgere anche nella stampa di una quadricromia "a posto".
Occorre considerare il tessuto come un ulteriore colore, ci tiene a sottolineare, con una certa forza, Monterisi. Potrebbe, infatti e come abbiamo già  visto, essere spesso necessario, modificare l'angolazione del tessuto di un telaio nella correzione dell'inclinazione data dal fotolitista alla pellicola di fotolito e prestare la massima attenzione alla tesatura del tessuto che, se erronea, può influenzare negativamente l'intero processo sino a formare moirà©, macchie, ecc."
In serigrafia, il supporto da stampare interviene nella realizzazione di una fotolito?
"Ancora una volta, l'argomento è subordinabile all'esperienza del serigrafo, dalle attrezzature che utilizza, agli inchiostri, ecc."
Il tipo d'inchiostro, solvente o UV, che si prevede di utilizzare interviene, in serigrafia, nella realizzazione di una fotolito?
"Certamente, com'è facile intuire dipende dalla densità  e dalla trasparenza dell'inchiostro. Parlando di inchiostri a solvente può capitare spesso di suggerire al fotolitista di aumentare le percentuali minime, quelle che con quel tipo di inchiostro si possono chiudere, compensando la situazione portando una forza del 5% di forza in un 10%. Lavorando con gli UV non esiste quell'esigenza in quanto con questi inchiostri è possibile stampare il più piccolo punto previsto dalla mezzatinta senza interferenze del tessuto.
La conclusione di Angelo Monterisi
"Ricordiamo che, nonostante tutto quello che le parole possano dire, il vero punto di partenza in grado di determinare la riuscita e la qualità  di un lavoro deve basarsi unicamente sulla capacità  di uno stampatore di saper valutare ogni singolo lavoro partendo dal bozzetto e stabilire, di conseguenza, su cosa basare i vari passaggi, dalla fotolito, al tessuto, al telaio, agli inchiostri. E' il serigrafo, con la sua esperienza, che deve essere sempre il "direttore dei lavori."
Nino Fichera

(l'articolo è stato realizzato per Graph Esecutive ed inserito sul numero di maggio 2005 della stessa rivista)

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