10.09.2005

IL LAVAGGIO DEI TELAI SERIGRAFICI

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IL LAVAGGIO DEI TELAI SERIGRAFICI
I telai, com'è noto possono essere conservati per future utilizzazioni dello stesso soggetto o lavati e spogliati dell'immagine impressa, per un loro riutilizzo in occasione di nuovi lavori.
E' quindi il caso di dedicare un capitolo a quest'argomento, cercando di capire quale è la tecnologia che permette queste lavorazioni e perchà© i serigrafi si occupano, all'interno delle loro aziende o ricorrendo a ditte specializzate, del lavaggio dei telai e del loro ricupero.

I settori che ricorrono maggiormente al ricupero del telaio
E' una situazione assolutamente dipendente dal tipo di lavoro, dai rapporti fra stampatore e cliente. Molto spesso le aziende committenti chiedono per contratto la conservazione del telaio. A grandi linee, possiamo affermare che probabilmente queste sono aziende che operano nel campo della pubblicità , quelle che stampano grafica per essere chiari, gli insegnisti, i realizzatori di stampe per il punto vendita, decoratori di autoveicoli, ecc. quelle che ricorrono maggiormente al ricupero dei telai. Come si sa, perchà© un messaggio sia efficace nel tempo, occorre aggiornarlo, rinnovarlo.In questi settori le tirature sono peraltro generalmente basse ed il rapporto costi-guadagni suggerisce il riutilizzo dei telai
Vale sempre la pena, economicamente, di ricuperare il telaio?
Dipende da diverse situazioni anche aziendali e dal rapporto fra il numero di copie stampate ed i costi del tessuto. La tendenza o, se preferisce la convenienza, portano, molto spesso, ad un riutilizzo del telaio per il maggior numero di volte possibile, con un risultato economico certamente, interessante. In ambito prettamente grafico e nel grosso formato, il recupero diventa quasi un'esigenza.
Le operazioni che portano al lavaggio e al recupero di un telaio serigrafico
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1 rimozione dell'inchiostro tramite lavaggio con solvente (uno o più passaggi) 2. asciugatura in aria del telaio
3 il telaio è pronto ad essere riutilizzato con lo stesso soggetto · recupero
4 intervento sul prodotto da rimuovere tramite una pompa a bassa pressione, sostituibile anche da un rullo o un pennello del tipo per pittura murale. Molti serigrafi ricorrono in questa fase all'ipoclorito di sodio in soluzione acquosa che, agendo come tensioattivo riduce la tensione superficiale dell'emulsione permettendo una maggiore penetrazione delle varie soluzioni.
(è,in ogni caso, una pratica sconsigliabile, che sta peraltro per essere abbandonata, per l'azione negativa che ha sul tessuto che, alla fine dell'operazione, può risultare danneggiato ed allungato.)

5 attesa di qualche decina di secondi (o qualche minuto, in funzione dei prodotti e dell'attrezzatura utilizzata) per consentire al prodotto di convertire l'emulsione da stato solido a stato liquido
6 risciacquo con pompa ad alta pressione collegata alla rete idrica
7 asciugatura in aria
8 il telaio è pronto per una nuova operazione di incisione
Sia il lavaggio sia l'eventuale ricupero deve essere eseguito con la massima cura e pulizia, almeno per quanto riguarda il tessuto. Per il resto del telaio non è necessaria altrettanta attenzione.
Per il lavaggio dei telai, per le caratteristiche proprie degli inchiostri, è sempre necessario ricorrere a solventi, siano essi di tradizionali od "ecologici". E', infatti, molto scarso il risultato che si può ottenere con un getto, anche ad elevatissima pressione, di sola acqua. Il mercato propone solventi tradizionali a basso costo con un punto d'infiammabilità  basso, molto reattivi. che esercitano un'azione chimica molto forte sul telaio e solventi di qualità  più elevata, quasi integralmente biodegradabili, con un punto d'infiammabilità  alto, noti anche come "ecologici". Questi ultimi posseggono, come se ne può dedurre, una caratteristica d'importanza assoluta: un impatto ambientale molto basso. Grazie all'alto punto di infiammabilità , evaporano molto più lentamente, con conseguenza benefiche nell'ambiente di lavoro. Un dato importante di questo tipo di operazione riguarda un accurato recupero dell'inchiostro residuo sul telaio al termine del suo utilizzo che, oltre a minimizzare gli sprechi di inchiostro, aiuta sensibilmente a mantenere il solvente di lavaggio pulito il più a lungo possibile. Quando l'azione di quest'ultimo risulterà  comunque inefficace, è sempre consigliabile prendere in considerazione la possibilità  di rigenerarlo attraverso l'utilizzo di un distillatore, piuttosto che smaltirlo.
Al di là  degli ovvi, quanto importanti benefici ambientali, la rigenerazione del solvente di lavaggio consente anche interessanti economie di utilizzo. Quasi tutti i solventi in commercio, sono, infatti, distillabili per circa il 90% del loro volume. La scelta del solvente di lavaggio, un tempo ininfluente ai fini della buona riuscita dell'operazione, riveste oggi un'importanza particolare e necessita di un'attenta valutazione delle condizioni produttive, ambientali, economiche e di stoccaggio del prodotto. Per concludere questo paragrafo è forse il caso di fare un accenno alle emulsioni, che normalmente influenzano fortemente il risultato dell'operazione di recupero. Va tenuto, infatti, presente che l'operazione di spoglio è tanto più facile e più efficace quanto più basso è il grado di aggrappaggio dell'emulsione sul tessuto.
Le emulsioni adatte all'utilizzo di inchiostri a base acqua sono in generale le più difficoltose da rimuovere e necessitano di conseguenza o l'utilizzo di prodotti specifici particolarmente concentrati, o una maggiore azione meccanica sul tessuto. Il lavaggio del telaio può essere realizzato, come vedremo in seguito, a mano o mediante l'utilizzo di apposite apparecchiature automatiche.
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Il lavaggio e recupero manuale
Questa è la tecnica di lavaggio ancora più utilizzata al mondo. Sotto l'aspetto tecnico è la più facile, la meno influenzabile dai prodotti chimici, ed ovviamente la più economica in termini di investimento.
Gli strumenti necessari sono probabilmente noti a tutti; possiamo comunque elencarli velocemente:
· una vasca in materiale inattaccabile dai prodotti utilizzati, solitamente in acciaio inox o zincato, con fondo drenante collegato al serbatoio di recupero del solvente ed alla rete fognaria per l'evacuazione del prodotto rimosso
· una pompa per lo spruzzo del solvente, possibilmente adatta al montaggio di vari terminali (lancia, pennello, etc.), e collegata al serbatoio del solvente pulito
· una pompa a bassa pressione per l'applicazione della soluzione pulente, efficacemente sostituibile anche da un rullo o un pennello del tipo per pittura murale
· una pompa ad alta pressione collegata alla rete idrica, per il risciacquo finale del telaio dopo l'applicazione del prodotto utilizzato per la pulizia.
Oltre a quanto sopra, vantaggi non indifferenti sono anche il controllo visivo costante che l'operatore esercita durante il trattamento del telaio, dei quantitativi di prodotto pulente. Gli svantaggi di tale processo sono principalmente identificabili nella bassa produttività , nell'assoluta dipendenza dall'abilità  dell'operatore sia per la qualità  del risultato, sia per la costanza ed il volume della produttività .
Il tunnel automatico di lavaggio
Il settore dei tunnel automatici di lavaggio ha visto la casistica di versioni e modelli allargarsi notevolmente nel corso degli ultimi anni. Le principali possono essere riassunte come segue:
· tunnel automatici per il solo lavaggio, con camera singola e carico/scarico frontale manuale dei telai
· tunnel automatici per il lavaggio e recupero dei telai, con camera doppia o tripla (lavaggio/ recupero o lavaggio/asciugatura/recupero) e carico/scarico frontale manuale dei telai
· tunnel automatici per il solo lavaggio, con camera singola "a passaggio" (quindi aperta da entrambi i lati) e carico/scarico manuale dei telai
· tunnel automatici per il lavaggio e recupero dei telai, con camera a passaggio suddivisa in tre sezioni, per lavaggio/asciugatura/recupero e carico/scarico manuale dei telai
I tunnel descritti nei quattro casi vengono spesso impropriamente definiti come automatici; sono in realtà  semiautomatici, in quanto dipendenti dall'operatore per il carico e lo scarico di ogni singolo telaio. Teoricamente, tutte le configurazioni elencate sono integrabili da magazzini portatelai a 12 o più posti, per automatizzare completamente il processo e garantire alla macchina la massima autonomia operativa. In pratica, quelli che più si prestano all'integrazione con i "rack" portatelai sono le versioni "a passaggio", relativamente poco diffuse in Italia.
Altra caratteristica di distinzione è il tipo di funzionamento che può essere elettrico o pneumatico. Questo ultimo sistema garantisce, a costi accettabili, la massima sicurezza nei confronti del rischio d'infiammabilità  presentato dai solventi tradizionali, perchà© alimenta l'intera sequenza di operazioni mediante aria compressa generata da compressori esterni. Il limite principale di questa tecnologia è dato dall'impossibilità  di spruzzare i prodotti a pressioni superiori a quelle fornite dall'aria compressa di rete, quindi inferiori a 7 bar. La mancanza di azione meccanica dovuta all'insufficiente pressione deve quindi essere sopperita dall'azione chimica, con conseguente necessità  di utilizzare prodotti molto aggressivi, generalmente poco graditi all'intero sistema.
Inoltre, i volumi di aria compressa necessari al funzionamento sono sempre molto elevati, con conseguente necessità  di dotarsi di compressori di grosse dimensioni ed elevati consumi elettrici.
I tunnel a funzionamento elettrico, utilizzano invece pompe elettriche, capaci di generare pressioni elevate (fino a 13 volte superiori) con minimi consumi energetici.
E' evidente la maggiore sicurezza offerta dal primo sistema, eguagliabile comunque adottando l'intera componentistica elettrica in versione antideflagrante.
Gli innegabili vantaggi ed a livello di sicurezza raggiunto dal sistema elettrico alcune aziende ad abbandonare il sistema pneumatico per dedicarsi completamente al sistema elettrico.
In linea di massima, i prodotti utilizzati, sono gli stessi dei quali si è accennato parlando del lavaggio a mano. Sono prodotti facilmente rintracciabili presso i comuni fornitori di prodotti per serigrafia e si presentano sottoforma di pasta o sali ad alta concentrazione da diluirsi in acqua secondo le indicazioni fornite dal produttore. Come gia accennato in altra sede, per i tunnel di lavaggio, contrariamente alle macchine da stampa, l'efficienza di funzionamento e l'affidabilità  è fortemente influenzata dai prodotti chimici utilizzati.
Come funziona, da cosa è formato, un tunnel di lavaggio?
Di base, un tunnel di lavaggio è composto di una camera di acciaio inossidabile fornita di un carrello che supporta il telaio, o i telai, da lavare. All'interno della camera si trovano una serie di ugelli, a loro volta montati su barre scorrevoli, che servono per la spruzzatura dei liquidi di lavaggio. Pompe pneumatiche o elettriche provvedono al pescaggio dei prodotti dai vari serbatoi esterni al tunnel e alla loro immissione negli ugelli nelle corrette pressioni di esercizio.
Un sistema di evacuazione consente poi di recuperare gli stessi prodotti al termine di ogni ciclo e di convogliarli negli appositi serbatoi o, nel caso di acqua e stripper, se richiesto, nella rete fognaria.
L'immagine fantasma
Affrontiamo l'argomento cercando, prima di tutto, di sfatare una convinzione sbagliata. Presso molti serigrafi esiste, infatti, l'idea che l'immagine fantasma sia dovuta ad un'incompleta asportazione dell'inchiostro. In realtà  l'immagine fantasma è dovuta soprattutto all'emulsione che, col passaggio della racla, va ad insinuarsi nelle fibre del tessuto. L'unico sistema che oggi permette di eliminare l'immagine fantasma, sia che si utilizzi il lavaggio manuale che quello automatico porta all'utilizzo della soda caustica il cui uso risulta dannoso per la salute degli operatori. In teoria si dovrebbe procedere cosà¬: stendere sulla parte da trattare uno strato di una pasta che contenga soda caustica, non dimenticando che questo prodotto, se utilizzato con altre concentrazioni, corrode fortemente il tessuto. La soda caustica corroderà , infatti, di alcuni micron quella parte di tessuto che intendiamo pulire fino ad annullare completamente l'immagine che intendiamo cancellare. Si passa quindi un leggero strato di ipoclorito di sodio in soluzione acquosa e lo si lascia fino a completo asciugamento. Successivamente si laverà  la parte con solvente forte Anche questo trattamento può intaccare il tessuto.
Va poi tenuto presente che l'immagine fantasma può, ma non sempre succede, dare problemi soprattutto nel caso della realizzazione di stampe ad alta definizione. In queste situazioni è consigliabile tollerare una piccola traccia appena visibile, piuttosto che rovinare il tessuto.
Una tecnica cui ricorrono in modo particolare gli stampatori di grafica, settore in cui le tirature non sono mai molto alte, è quella di cercare di limitare i tempi di esposizione dei telai, operazione che automaticamente riduce l'ancoraggio della gelatina al tessuto. Quello della immagine fantasma è comunque un problema molto sentito da tutti i maggiori produttori di gelatine che sono impegnati da qualche anno nella ricerca di una soluzione efficace. C'è, a conclusione dell'argomento e per una sua giusta completezza, da tenere presente anche un'ulteriore situazione cui il serigrafo può dover far fronte: molto spesso, infatti, nonostante la corretta osservanza dei vari passaggi per l'eliminazione dell'immagine fantasma, un'ulteriore immagine del lavoro precedente, non visibile otticamente sul telaio, può essere resa evidente nella stampa con inchiostri trasparenti.

Nino Fichera
(effenino@tiscali.it)

(per maggiori dettagli: Tek Ind - 0524 526155)

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