20.03.2004

GLI INCHIOSTRI SERIGRAFICI

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GLI INCHIOSTRI SERIGRAFICI
La tecnica ed un veloce confronto con inchiostri di altre tecnologie di stampa
a cura di Nino Fichera

Quello contenuto dal titolo è un argomento che si presenta sempre, almeno per quel tanto che ho potuto conoscere attraverso il mio lavoro in modo, troppo spesso superficiale ed incompleto.
Ne ho parlato con il Signor Marco Cimatti, Special Project & Technical Advisor della Lechler, Divisione Printinks. Gli ho chiesto di darmi una mano ad approfondire questo tema con argomenti che potessero presentarlo, in una forma il più possibile esauriente, convinto che, solamente un tecnico come lui, possa mettere a disposizione del sottoscritto e, di conseguenza, ai lettori di questa rivista, quella conoscenza in grado di avvicinarci il più possibile alla complessità  di questi prodotti.

Signor Cimatti, per iniziare, quali sono le caratteristiche tecniche che occorre tenere presente nella preparazione di inchiostri per la Serigrafia?
"Gli inchiostri per arti grafiche presentano caratteristiche che devono, prima di tutto, soddisfare due richieste di base: la prima, essere adatti al sistema di stampa attraverso il quale si intende stampare un determinato oggetto, la seconda possedere specifiche caratteristiche-prestazioni-resistenze in sintonia con le esigenze del manufatto da decorare.
Prendendo in esame i più comuni sistemi di stampa - continua Cimatti - come l'offset, sia nella versione a foglio sia nella versione a bobina, sia con asciugamento a caldo o a freddo, la flessografia e la stampa rotocalco, possiamo affermare che questi sistemi, come del resto la serigrafia, richiedono prodotti con formulazioni che permettano loro di adattarsi alle condizioni di utilizzo.
In linea di massima il punto di partenza è una resina, normalmente solida, che viene sciolta in solventi se parliamo di serigrafia, invece in oli vegetali per i sistemi offset. Attraverso questi interventi si ottiene un veicolo dentro il quale si macineranno i pigmenti colorati, additivi, ecc.
Per contro, dobbiamo però altresଠconsiderare che, eccezion fatta per la serigrafia, i sistemi citati sono adatti per la stampa di supporti essenzialmente bidimensionali e con spessori molto contenuti in grado di adattarsi alla forma di stampa (da qualche decina di micron a qualche centinaio di micron, normalmente, in ogni modo, sotto il millimetro). Ne consegue, quindi, che lo spettro applicativo legato ad articoli stampati con questi sistemi, seppur molto variegato, non consente la stampa su articoli tridimensionali.
Al contrario, com'è noto, la serigrafia si adatta sia alla stampa su supporti a basso spessore sia su manufatti con spessori importanti ed, eventualmente, anche con forme e modanature complesse. "
Possiamo penetrare meglio l'argomento con qualche esempio pratico?
"Certo. Si prenda ad esempio la stampa offset nel caso della produzione di un fascicolo pubblicitario e la stampa serigrafica su una lastra di policarbonato trasparente per la produzione di elmetti per ciclisti.
Nel primo caso, l'inchiostro dovrà  essere adatto al sistema di stampa litografico, alla sua macchinabilità , al corretto comportamento delle soluzioni di bagnatura che, con la brillantezza e l'asciugamento saranno le caratteristiche che faranno giudicare quell'inchiostro come adatto o meno all'uso previsto ed alla sua capacità , o meno, di subordinarsi a specifiche resistenze in considerazione dell'utilizzo previsto.
Com'è evidente, la qualità  dell'inchiostro è, quindi, nel caso di questo esempio (fascicolo pubblicitario), una considerazione che coinvolge unicamente lo stampatore in quanto non sarà  subordinata a considerazioni collegate se non al solo passaggio di stampa.
Nel caso della serigrafia, riprendendo l'esempio che indichiamo, un inchiostro, oltre ad essere adatto a questo sistema di stampa, deve, quindi, tener conto delle caratteristiche del tessuto tesato sul telaio possedere la conseguente fluidità , la corretta tixotropia, la corretta velocità  di asciugamento, ecc. oltre alle necessarie caratteristiche di adesione, resistenza ed elasticità  adeguate alle lavorazioni conseguenti alla stampa per la realizzazione del manufatto finale.
In particolare, la decorazione prevista per gli elmetti per ciclisti, è stampata su lastra piana che; dopo l'asciugamento, sarà  posta in appositi stampi che, tramite calore ed operazioni sottovuoto, realizzeranno il guscio dell'elmetto. Durante la stessa operazione, all'interno dello stampo stesso, sarà  iniettato polistirolo del tipo espandente che formerà  la calotta interna dell'elmetto stesso.
Ne consegue che l'inchiostro utilizzato non dovrà  esaurire la sua azione nelle operazioni di stampa, ma dovrà  anche possedere caratteristiche tali da poter sopportare la termoformatura sotto vuoto cui sarà  sottoposto con il prodotto (adesione alla lastra, elasticità  in grado di permettere allungamenti dell'immagine iniziale che possono arrivare al 700%), possedere buona resistenza al calore dello stampo (120°C/130°C ), presentare buona adesione al film di polistirolo iniettato e non far decadere le caratteristiche meccaniche della lastra di policarbonato.
A differenza dell'esempio precedente (stampato pubblicitario), il giudizio della qualità  dell'inchiostro non potrà  esaurirsi nel soddisfare le esigenze dello stampatore, ma dovrà  essere assolutamente collegabile e subordinabile a tutto l'arco della realizzazione e della vita del manufatto finale. Concludendo questo passaggio - continua Cimatti - possiamo asserire che, per le ragioni indicate, gli inchiostri serigrafici si differenziano in modo sostanziale da quelli previsti per altri sistemi di stampa, non solo per le esigenze degli specifici sistemi di stampa, ma anche per le esigenze delle varie formule subordinabili ai diversi materiali utilizzabili ed alle eventuali lavorazioni successive alla stampa."
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Proviamo, adesso, a confrontare le caratteristiche di base nella formulazione degli inchiostri per offset a foglio e bobina e di quelli per serigrafia
"Gli inchiostri offset per stampa a foglio e bobina, pur con qualche differenza riprende Cimatti , possono essere ricondotti ad una sola matrice generale: soluzione a caldo di una resina , generalmente fenolica , in olio vegetale , solitamente olio di lin , e successivo allungamento in percentuali variabili di solventi alifatici alto bollenti, intervallo di ebollizione fra 240°C e 290°C . La vernice trasparente cosଠottenuta , additivata con piccole percentuali di agenti essiccanti , composti organici di metalli pesanti , pigmentata con pigmenti organici e macinata con sistemi macinanti diversi , origina un inchiostro colorato adatto all'applicazione offset.
Il meccanismo di essiccazione di questi inchiostri avviene per penetrazione all'interno del supporto da stampare , carta o cartone , della parte solvente dell'inchiostro , seguita da una successiva polimerizzazione per azione ossidativa dell'aria sulla parte oleosa degli stessi. Gli inchiostri per rotocalco sono progettati su diversi parametri di utilizzo , sostanzialmente una resina di derivazione cellulosica , generalmente nitro cellulosa , è sciolta in percentuali variabili in uno o più solventi a bassissimo punto di ebollizione , tipicamente acetato di etile , la vernice trasparente conseguente viene pigmentata con pigmenti organici , addizionata di piccole quantità  di plastificanti e cere per originare un inchiostro colorato che , debitamente macinato , può utilmente essere impiegato su presse rotocalco multicolore consentendo stampe ad elevata accuratezza di riproduzione con velocità  di stampa variabile fra 100 e 400 metri minuti a seconda di alcune caratteristiche del tipico lavoro in macchina.
Alcune variazioni nella combinazione delle resine leganti consentono di formulare inchiostri adatti per diversi supporti come carta e cartoncino o anche film di materiale plastico di diversa natura.
Gli inchiostri per flexografia , piuttosto simili agli inchiostri rotocalco , si differenziano da questi ultimi per il solvente contenuto , alcool etilico o iso propilico , al posto di acetato di etile , o anche miscele dei due alcoli con acetato di etile ; un po' più varia la formalistica FORMULISTICA riguardo alle resine leganti che comprendono sempre nitro cellulosa ed altre resine modificanti come le acriliche e le poliammidiche.
Gli inchiostri per serigrafia, al contrario, fanno della diversificazione formalistica formulistica una delle peculiari caratteristiche a partire dalla gamma delle resine impiegate , poli vinil cloruro , resine acriliche , epossidiche , poliuretaniche , fenoliche , maleiche , cellulosiche , per citarne una parte cosଠcome anche la gamma dei solventi che comprendono eteri , esteri , esteri di glicoeteri , chetoni , nafte solvente , alcoli ed altri solo per citare alcune categorie.
Anche la gamma degli additivi è estremamente diversificata , antibolle , scivolanti , antischivanti , antischiuma , reticolanti , induritori e catalizzatori , addensanti , visco depressati , plastificanti , disperdenti , bagnanti , emulsionanti ed altri ancora ; altrettanto varia la diversificazione dei pigmenti che presentano una gamma di sfumature e caratteristiche di natura chimica diversificata come non si riscontra in altri sistemi grafici.
Tutto ciò dovuto al fatto sopraindicato : adattabilità  non solo al tipico sistema di stampa ma anche alla natura dei supporti , materie plastiche come PVC , PC , PE , PP , PS , PES ABS , PET , PETG ed altre ancora , poi vetro , metalli ferrosi e non come l'alluminio , legno , carta , cartone , faesite , masonite , tutti materiali che poi trasformati nei più diversi manufatti moltiplicano l'esigenza di un inchiostro multifunzione dalla fase di stampa a quella di messa in opera del manufatto stesso.
Signor Cimatti, mi sembra di aver sentito dire che è il supporto a definire le caratteristiche e la scelta dell'inchiostro, ma non esiste proprio un inchiostro di base che vada bene un po' per tutto?
"Per quanto sopra non esiste un inchiostro che vada bene un po' per tutto , o , se vogliamo, si può formulare un inchiostro che " andrà  abbastanza male su tutto".
Ci sono differenze nella formulazione degli inchiostri serigrafici nel caso di lavori al tratto o di lavori retinati?
"Normalmente per ogni serie di inchiostri viene proposta una gamma di tinte cosiddette " piane " che sono pronte all'uso ed in particolare adatte a stampe al tratto o a fondi pieni; nella stessa gamma poi vengono proposte tinte in quadricromia che hanno una tixotropia particolare che li rende adatti a lavori retinati. Per tagliare opportunamente i colori di quadricromia e rendere l'effetto finale il più simile possibile all'originale da riprodurre viene proposta una pasta da taglio trasparente , anche questa caratterizzata da alta tixotropia , che consente di ridurre la forza colore delle singole tinte, giallo, magenta, cyan e nero, senza interferire sulla viscosità  dell'inchiostro tagliato ; la stessa pasta può essere utilizzata anche in taglio su tinte piane qualora le stesse dovessero venir utilizzate per lavori a retino. Un'azienda come la nostra, per darle un'indicazione ulteriore indicazione, completa le proprie gamme d'inchiostro con quelle che chiamiamo "gel" "pasta da taglio" che danno una viscosità  apparente elevata che, attraverso un mescolamento (intervento della racla), aumenta la propria fluidità  permettendo, quindi, un normale passaggio dalle maglie. Appena si conclude il mescolamento (l'inchiostro è già  depositato,quindi, sul supporto) la fluidità  torna ad esse quella iniziale, consentendo quindi elevata fedeltà  di riproduzione. Per concludere la risposta alla sua domanda posso aggiungere che molto spesso è il serigrafo che interviene nei lavori riprodotti da uno stesso telaio (fondi e retino) ponendosi in una posizione intermedia senza ottimizzare uno o l'altro risultato.
In caso affermativo, e sullo stesso lavoro ho sia fondi pieni che tratti o retini devo ricorrere a più passaggi ed usare due inchiostri differenti?
"Nei lavori commerciali si tende a porsi in una situazione intermedia , per esempio tagliando i colori come descritto al punto precedente , nel caso di riproduzioni d'arte a volte si ricorre invece alla stampa della stessa sfumatura di tinta con telai diversi per le parti al tratto e le parti a retino."
Come nell'offset, esistono diverse scale colori?Possiamo ricorrere alla spettrofotometria per la realizzazione di colori a campione?
"Anche in serigrafia esiste la possibilità  di ottenere tinte di processo con riferimento a scale diverse le più comuni sono la scala DIN , quella Kodak e quella Europa.
Le serie più diffuse di inchiostri serigrafici , come ad esempio gli inchiostri vinilici per stampa in particolare su PVC , sono completate nella gamma di proposta di tinte piane anche da una serie di tinte Pantone che corredate da un catalogo di formule, su carta o su supporto informatico , consentono di riprodurre tinte a catalogo internazionale, come Pantone, RAL ed altre e , come per altre tecniche di stampa come ad esempio l'offset, è possibile leggere tramite uno spettrofotometro dall'originale ed avere in automatico una formula atta a riprodurre la tinta usando le basi Pantone sopra citate. Naturalmente ciò sarà  possibile dopo che lo strumento avrà  preventivamente acquisito una serie di dati relativi alle tinte base Pantone."
Occorre, per gli inchiostri serigrafici, una protezione particolare alla luce o ad agenti corrosivi come alcol, petrolio, ecc.?
"Una delle caratteristiche che contraddistingue gli inchiostri serigrafici da quelli offset , rotocalco e flexo è che , di norma , i pigmenti utilizzati per formulare gli inchiostri per serigrafia vengono scelti fra quelli con una gamma di solidità  generale molto elevata, le stampe serigrafiche quindi sono generalmente molto più solide di quelle realizzate con altri sistemi di stampa , se si considera poi che in particolare la solidità  alla luce è direttamente proporzionale allo spessore di micron deposti ancora una volta le stampe serigrafiche che depongono mediamente 6 / 8 volte o più micron rispetto ad altri sistemi di stampa , risultano notevolmente più solide.
In caso poi si richiedano solidità  per esposizione a lunghissimo termine , ad esempio 5 o 7 anni , è prassi comune proteggere le stampe con un adatto trasparente contenente additivi che filtrano la luce UV , sempre stampato in serigrafia .
Questa tecnica consente di allungare ( ancor ) maggiormente il tempo di solidità  all'esterno , un 50% o anche 100% a seconda dei micron di trasparente posti a protezione dei colori.
Per quanto riguarda poi altri tipi di solidità  ad agenti particolari come ad esempio resistenza ad alcool e petrolio , come nel caso di auto adesivi per fregi di motociclette , ci si riferisce a capitolati di fornitura e , nel caso le solidità  delle serie tradizionali non soddisfacessero le specifiche richieste, è possibile intervenire anche in questo caso con sopraverniciature adatte."
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Possiamo parlare di un rapporto inchiostro, copertura e tiratura?
Il consumo di inchiostro in una data operazione di stampa deriva da un certo numero di fattori:
* A numero di fili per centimetro del telaio
* B calibro dei fili ad un dato numero di fili per centimetro
* C peso specifico dell'inchiostro
* D potere di assorbimento del supporto da stampare
* E diluizione dell'inchiostro rispetto all'originale in barattolo
* F contenuto di secco dell'inchiostro
* G esigenza di micron deposti dopo asciugamento
Tutte le caratteristiche sopra menzionate sono in sinergia fra loro, è quindi piuttosto difficile stabilire un consumo reale se non si conoscono o non vengono espressi compiutamente parametri iniziali; il numero di fili deve essere scelto in funzione della fedeltà  di riproduzione che si intende ottenere, il calibro dei fili è in stretta dipendenza al numero dei fili (com'è noto, più fili per centimetro minore il diametro o calibro necessario) il peso specifico degli inchiostri è piuttosto variabile a seconda delle tinte e delle varie serie, ogni supporto ha un suo specifico grado di assorbimento , quello della carta è evidentemente maggiore ad esempio di un PP , la diluizione è correlata al numero di fili ed ai particolari del disegno da riprodurre , il contenuto di secco è variabile anche in modo sostanziale fra serie e serie , l'esigenza di un certo numero di micron da deporre deriva da caratteristiche o volontà  che il Cliente deve esprimere a seconda del supporto da stampare , di solidità  da ottenere o effetti di rilievo richiesti. Tutto ciò rende veramente arduo esprimere un valore di consumo, a puro titolo di esempio potremmo dire che stampando con un telaio da 120 fili per centimetro, su un supporto non assorbente , con un inchiostro con peso specifico 1.200 e con inchiostro non diluito la resa in stampa potrebbe essere compresa fra 80 e 100 mq. / Kg. Per quanto poi riguarda la tiratura , intesa come resistenza del telaio ad uno specifico numero di colpi di racla stampa , detta resistenza non è influenzata dall'inchiostro se la fotoemulsione scelta per realizzare la forma stampante è di qualità  tale da essere resistente chimicamente ai solventi contenuti nell'inchiostro e la resistenza allo stress meccanico di valore elevato , in queste condizioni , sono garantite diverse migliaia di metri stampati.
L'asciugatura
Dopo il processo di stampa , in considerazione del tipo di inchiostro utilizzato ed anche della natura del supporto di stampa , vengono posti in atto diversi sistemi di asciugamento :
A ) Asciugamento ad aria a temperatura ambiente : gli stampati vengono stesi su apposite rastrelliere e lasciati asciugare all'aria per tempi variabili. Si utilizza questo sistema per inchiostri a base solvente dove , per evaporazione del solvente contenuto negli inchiostri , gli stessi formano un film asciutto . Con questi tipi di inchiostro si stampano materie plastiche in generale, in film o lastra, carta e cartone, metalli in lastre come l'alluminio, spesso stampato con inchiostro a due componenti che filma per evaporazione del solvente e successivamente reticola per reazione con il catalizzatore . Anche utilizzando inchiostri ad acqua per tessuti si può ricorrere a questo tipo di asciugamento sempre che l'inchiostro lo consenta e non richieda invece trattamenti termici.
B ) Asciugamento in forni statici o a nastro: sono forni dotati di resistenze elettriche, a volte sostituite nel settore tessile, da ugelli con fiamma alimentati a gas , che innalzano la temperatura favorendo un rapido rilascio del solvente ( acqua ) con conseguente rapida filmazione dell'inchiostro. Per determinati inchiostri la necessità  di una certa temperatura di asciugamento non è richiesta solo per favorire la velocità  di filmazione ma è legata alla composizione che prevede l'innesco di processi di polimerizzazione che non si realizzano a temperatura ambiente.
A volte le resistenze vengono sostituite da candele a raggi infrarossi che presentano alcuni vantaggi rispetto al semplice calore in particolar modo se vengono studiate le lunghezze d'onda di emissione delle candele stesse rispetto ai colori da asciugare.
I forni , sia ad aria sia a gas sia ad infrarossi , sono accoppiati a sistemi di ventilazione / estrazione dei solventi in rilascio dal film. La scelta di asciugare in forno piuttosto che ad aria libera è da una parte dipendente da considerazioni economiche e produttive , dall'altra potrà  invece essere dettata dalla natura chimica del supporto da trattare , resistente o meno a certe temperature.
C ) asciugamento / polimerizzazione UV : è il sistema più recente ed è possibile porlo in atto solo se la natura degli inchiostri da polimerizzare è di adatta tipologia.
In questi forni infatti sono presenti una o più lampade a vapori di mercurio , a volte modificate con ferro o gallio , queste lampade producono un'intensa radiazione di luce ricca di raggi UV , zona spettrale da 200 a 400 nm , questa radiazione produce una subitanea polimerizzazione degli inchiostri stampati per il fatto che opportuni ingredienti degli inchiostri , genericamente definiti come fotoiniziatori , si attivano per il fatto di essere esposti a quelle determinate lunghezze d'onda producendo all'interno della pellicola di inchiostro una reazione che conduce ad un cambiamento si stato fisico per cui l'inchiostro passa dallo stato liquido a quello solido in frazioni di secondo. Per il fatto che le suddette lampade insieme alla luce UV , fredda , producono anche radiazioni IR , calde , non tutti i supporti si presterebbero a questo tipo di asciugamento ; per ovviare a questo fatto le lampade vengono raffreddate con vari sistemi come getti di aria fredda , incamiciatura delle lampade in tubi percorsi da acqua raffreddata , specchi riflettenti , detti dicroici , che sono trasparenti ai raggi IR ed invece riflettono sul supporto da polimerizzare solo le lunghezze d'onda UV ."
Inchiostri UV. La loro durata nel tempo è migliorata? (mi risulta non possa superare i quattro/cinque anni) E l'aspetto ecologico? E' vero che saranno gli inchiostri del futuro?
Per quanto riguarda la durata all'esterno gli inchiostri UV , questi hanno avuto una continua evoluzione nel miglioramento delle prestazioni a questa particolare applicazione , infatti oggi sono presenti inchiostri UV che possono essere garantiti per esposizioni di cinque anni ; naturalmente , come del resto per gli inchiostri tradizionali , devono essere rigorosamente seguiti protocolli di utilizzo , in caso contrario si andrà  incontro a spiacevolissimi risultati negativi.
Purtroppo, in un utilizzo esterno, è difficile avere ancor'oggi un inchiostro UV con le stesse caratteristiche durata offerte da un inchiostro tradizionale a solvente.
Sotto il punto di vista di rispetto per l'ambiente gli inchiostri UV presentano il vantaggio di non contenere solventi organici , vengono definiti inchiostri al 100% di secco , tutto il materiale che si deposita sul supporto in fase di stampa polimerizza sotto luce UV senza dare adito a decremento in micron del film deposto , di conseguenza non vi sono emissioni di vapori di solventi organici all'esterno.
Naturalmente anche per gli stampatori l'utilizzo di inchiostri base UV presenta un notevole vantaggio ambientale anche se, non bisogna dimenticarlo, come ogni prodotto chimico anche gli inchiostri UV hanno un loro livello nocività  che bisogna conoscere al fine di minimizzarlo.
Per quanto sopra scritto ed anche per altre considerazioni come il minor consumo energetico richiesto dall'UV rispetto ad altri sistemi di asciugamento, la grande capacità  di riprodurre con accuratezza tratti estremamente fini , l'estrema rapidità  in fase di asciugamento ed una certa " universalità  " o quanto meno buona gamma di supporti stampabili con un'unica serie di inchiostri, la tecnologia UV , insieme a quella base acqua , si pone come una valida alternativa agli inchiostri tradizionali ."
In poche parole, mi dice cosa permette la solidificazione di un inchiostro UV?
"Abbiamo visto che all'interno degli inchiostri UV cosଠcome negli inchiostri tradizionali, riprende il mio interlocutore, c'è un certo numero di componenti. Ognuno di questi componenti ha una sua funzione. Per capire meglio le differenze di queste funzioni possiamo prendere un inchiostro a solvente. Possiamo notare, infatti, che al suo interno esiste un pigmento, un veicolo - una resina sciolta in certo numero di solventi - oltre a degli additivi. Sappiamo che questo inchiostro, una volta depositato comincia a perdere solvente, fatto che riporta allo stato solido tutti gli altri componenti. Il processo relativo all'UV è leggermente diverso. Anche questo inchiostro è composto da un pigmento, delle resine, contiene, in un certo senso dei solventi che però essendo monomeri non evaporano, contiene dei fotoiniziatori ed un certo gruppo di additivi.
Cosa succede, quindi nel processo di essiccamento di questi inchiostri? Diciamo che un gruppo di resine o prepolimeri hanno la caratteristica, di reagire con i fotoiniziatori una volta che questi si scindono sotto l'azione della radiazione UV. In quel momento avviene il cambiamento da stato liquido a stato solido senza evaporazione attraverso una polimerizzazione tridimensionale.
Possiamo adesso concludere il nostro incontro parlando della conservazione degli inchiostri. Occorrono magazzini ed accortezze particolari? Gli inchiostri per serigrafia , che siano a base solvente , base acqua o UV , per una ragione , ad esempio l'infiammabilità  , o per un'altra , contenuto d'acqua , richiedono di essere conservati in ambienti a condizioni controllate .
Generalmente le condizioni ideali per garantire lunga vita al prodotto in magazzino e al contempo atte a scongiurare inconvenienti più gravi come processi di autocombustione sono : temperature comprese fra 15 °C e 25°C , umidità  non superiore al 50% , buon ricambio di aria .
Per quanto riguarda poi i materiali costituenti muri perimetrali e pareti interne , eventuali scaffali sui quali poggiare i prodotti , porte interne ed esterna , quantità  di carico di prodotti rispetto al volume ed alle caratteristiche sopra accennate bisognerà  fare riferimento agli uffici tecnici del Corpo dei Vigili del Fuoco.

Nino Fichera
effenino@tiscali.it

Per maggiori dettagli: monica.cingolani@lechler.it

Articolo ripreso da Serigrafia e Comunicazione Esterna n 1 di febbraio/marzo 2004

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