15.07.2004

GLI INCHIOSTRI PER LA STAMPA DIGITALE

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Dopo aver affrontato, negli ultimi due numeri della rivista, l'argomento inchiostri serigrafici per stampa grafica e inchiostri serigrafici per la stampa su tessuto, eccoci a parlare di inchiostri per la stampa digitale. Come vedremo, si tratta di inchiostri con particolari caratteristiche la cui descrizione non può che interessare lo stampatore serigrafo in vista delle dimensioni che questo sistema di stampa sta assumendo. Naturalmente, la nostra ridotta conoscenza dell'argomento ci ha suggerito di ricorrere ancora una volta ad un tecnico del settore, il Signor Alessandro Ratti della Lechler.

Signor Ratti, proviamo ad accennare alle formulazioni di base di inchiostri? "Anche la formulazione di questi inchiostri, come capita per gli altri inchiostri, deve tenere conto, prima di tutto della sua stabilità , del tipo di lavoro, oltre che del suo utilizzo finale, del tipo di macchina che li utilizzerà , ai supporti, ecc.
Possiamo poi iniziare a dire che gli inchiostri per la stampa digitale posseggono una viscosità  molto bassa nei confronti degli altri inchiostri, bassa viscosità , come si può intuire, "imposta" principalmente dalle dimensioni degli ugelli delle testine.
Naturalmente la loro base, come negli altri inchiostri, è composta di un pigmento prima, oltre ad un veicolo che può essere a base acqua, a base solvente o a base olio oltre a quegli ingredienti che dovranno poi produrre quella viscosità , quella tensione superficiale e quella stabilità  di stampa nel tempo subordinate al tipo di materiale che riceverà  la stampa.
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Abbiamo accennato alla stabilità  del prodotto, possiamo dare qualche dato?
"Si tratta di un prodotto più instabile di quelli utilizzati per altre tecnologie meno influenzabili dall'ambiente, dal pulviscolo, dalla temperatura, ecc.
Nel digitale, generalmente, l'inchiostro è fornito in contenitori chiusi o, quando, si tratta di contenitori apribili, l'inchiostro non è in ogni modo rimiscelabile e, comunque, male utilizzabile.
Gli stampatori digitali sanno benissimo che, per questa ragione occorre approvvigionarsi di quantitativi limitati anche nel caso di confezioni non apribili come cartucce."
Quali sono le differenze di formulazione di un inchiostro per la stampa digitale nei confronti di inchiostri di altre tecniche e perchà©.
"Di base, come abbiamo visto, la formulazione di questi inchiostri non ha differenze dalle formulazioni degli altri inchiostri, sono molto più liquidi e, nella loro preparazione, devono sottostare ad un filtraggio estremamente accurato che deve impedire che agglomerati di prodotto possano bloccare gli ugelli delle testine.
Ho sentito, qualche tempo fa, della possibilità  di ricaricare le cartucce, ricarica che, peraltro, avrebbe permesso la miscelazione dei colori. Si era trattato di una "fiaba metropolitana" o era realtà ? Eventualmente è ancora possibile ricorrerci?
"Esiste ancora questa possibilità , molto piccola francamente, mi dice Ratti, anche se noi non ci siamo mai cimentati in quel tipo di prodotto nà©, tanto meno, abbiamo intenzione oggi di affrontarlo, almeno in questi termini. Peraltro, questo sistema, con la riapertura della cartuccia, crea seri problemi alla stampa a causa degli "sporchi" che possono aver inquinato il prodotto. Poi, quella della miscelazione dei colori non mi mai giunta all'orecchio. Non so, mi riesce comunque difficile, credere all'utilizzo ed alla capacità  di lettura effettuata da un computer con un inchiostro "costruito".
Ho sentito però parlare dell'esistenza di sistemi, non definibili esattamente di ricarica, che permettono di andare oltre alla semplice quantità  di inchiostro contenuta da una cartuccia. Me ne parla?
"Occorre partire da un dato, la cartuccia classica di una stampante "industriale" ha una capacità  di 220 ml. Siamo di fronte, quindi, ad un formato che, in occasioni di grandi tirature non assicura la necessaria autonomia. Per la soluzione di questo tipo di problemi, la Lechler, qualche anno fa, prima nel mercato, ha presentato un sistema di alimentazione esterna della cartuccia. Una specie di by-pass tra l'alimentatore esterno, che ha una capacità  fino ad un litro , e la stampante. Il nostro sistema, continua Ratti, permette inoltre di controllare visivamente i livelli degli inchiostri sostituibili all'occorrenza anche durante il lavoro senza fermi macchina. Il sistema, almeno da parte della nostra azienda, è suggeribile solo nel caso di prodotti a base acqua.
E' noto a tutti che esistono inchiostri collegabili alle caratteristiche di differenti supporti, ne parliamo?
"Ma sଠcerto, occorrerà  ancora una volta, prima di tutto, tenere conto dell'utilizzo del prodotto stampato.
Sulla carta, per esempio, si può stampare, sia con inchiostri a solventi, ad acqua o UV anche se possiamo escludere in partenza questa tecnologia UV o quella a solvente in quanto suggeribili, come sappiamo, per un utilizzo esterno, utilizzo non prevedibile per la carta.
Per la carta si ricorreva qualche tempo fa a coloranti base acqua con molecole affini alla cellulosa che permettevano (e, volendolo, lo permettono tuttora) un'adesione corretta. Si tratta, in alcuni casi, di una tecnologia ancora attuale nelle piccole stampanti da ufficio o da casa. Oggi e sostituita poi da inchiostri composti di pigmenti a base acquosa che danno maggiore brillantezza e resistenza alla luce più interessanti. Questo grazie anche alla moderna tecnologia della produzione delle testine che permette il passaggio di inchiostri con particelle più grossolane come i pigmenti. Per quanto riguarda gli inchiostri a solvente, posso dirle che si tratta di prodotti nati qualche anno fa e che usano sempre pigmenti ma sciolti in base solvente. Si ricorre a questi inchiostri perchà© rispetto ai pigmenti a base acqua aderiscono maggiormente al supporto [PVC] quindi in molti casi si evita il processo di laminazione.
Eccoci quindi all'UV, un inchiostro nato principalmente per superare i problemi economici provocati dai solventi. Dopo aver superato un importante periodo di assestamento sta conquistando sempre più la simpatia degli stampatori, anche di altre tecnologie, per la sua gran duttilità  nei confronti di ogni tipo di supporto e lavoro."
E' possibile, come in altre tecnologie, che sia il supporto a definire le caratteristiche e la scelta dell'inchiostro. Non esiste proprio un inchiostro di base che vada bene un po' per tutto?
"L'argomento è già  emerso nel corso del nostro incontro anche se in una mia risposta al suo interrogativo deve essere ancora una volta strettamente correlata con l'esperienza dello stampatore ed alla sua conseguente conoscenza dei vari supporti.
Per completare la sua domanda e riferirmi alla frase "esiste un inchiostro che vada bene per tutto?", mi permetta - dice inserendosi Monica Cingolani responsabile Marketing e Pubblicità  della Lechler - di risponderle con una battuta: "lo avremmo già  prodotto noi."
Ci sono differenze nella formulazione dell'à¬nchiostro nel caso di lavori di stampe a sei e più colori
"No, non dimentichi che, comunque, si parte sempre da una selezione che prevede alla sua base la quadricromia classica. Poi dipenderà  dal numero di colori ulteriori che quel certo lavoro necessita, ma saranno sempre inchiostri non coprenti".
Come nelle tecnologie di stampa classiche si può ricorrere, anche nel digitale, alla spettrofotometria per la realizzazione di colori speciali o a campione? "Tecnicamente è possibile.Certo nella mia risposta deve però apparire un preciso riferimento ai costi di una preparazione di quel genere. Costi che consigliano queste produzioni solamente se si prevedono alte tirature che possano ammortizzare il prezzo, in caso contrario sarebbe più interessante ricorrere ad altre tecniche di stampa. Almeno per quanto riguarda la nostra azienda, riprende Ratti, lo abbiamo fatto raramente se non, come le ho detto, per lavori di grande tiratura e con l'utilizzo di grandi quantità  di quel certo colore."
Occorre, per gli inchiostri per la stampa digitale, una protezione particolare alla luce o ad agenti corrosivi come alcol, petrolio, ecc.?
"Come per altre situazioni, dipende dalle finalità  del lavoro e del periodo di esposizione previsto. ".
Gli Inchiostri UV. Gli utilizzi, I problemi. La loro durata nel tempo è migliorata? E l'aspetto ecologico? E' vero che saranno gli inchiostri del futuro anche per la stampa digitale?
"Almeno per quanto è a mia conoscenza, nel digitale, l'uso dell'inchiostro UV è non è ancora molto diffuso per la sua subordinazione alle esigenze classiche di questo tipo di stampa, caratteristiche come la fluidità  degli inchiostri, per esempio, che rendono, ancora oggi, difficile una perfetta adesione su tutti i materiali.
Si stanno utilizzando con i flat-bed e in macchine di grande formato dove la stampa con inchiostri UV può essere, in un certo senso, agevolata dal tipo di velocità  di scorrimento del supporto.
La strada, ecco la risposta all'ultima parte della sua domanda, che si sta perseguendo è trattare il materiale con primer o coating che permettano l'aggrappaggio degli inchiostri UV e, finalmente quindi, lo sfruttamento anche nel digitale della loro grande definizione, copertura e possibilità  di asciugatura istantanea. "
Per la conservazione degli inchiostri occorrono magazzini ed accortezze particolari?
"Quando si immagazzina qualsiasi tipo di prodotto, lo stoccaggio deve rispecchiare gli utilizzi previsti. Grandi quantitativi di inchiostri per la stampa digitale "stivati" per tempi che vanno oltre ai tempi di lavorazione normale, rischiano di non essere più, o male, utilizzabili. Non dimentichi che si tratta di inchiostri, che devono lavorare con un viscosità  controllata, viscosità  che come abbiamo visto, al cui minimo variare della temperatura può modificarsi in modo pericoloso.
Proviamo, per finire, ad affrontare problema dei costi. Un punto molto sensibile e discusso
"Consideri che, sulla base, di quanto abbiamo visto sino adesso, l'inchiostro per la stampa digitale è un prodotto certamente molto elaborato e prezioso già  dai pigmenti di base, con l'esigenza di una filtrazione che permetta un passaggio del prodotto con particelle sotto il micron (100 per la serigrafia e con filtri utilizzabili una sola volta). Utilizza inoltre materie prime sofisticate, la cui preparazione prevede il ricorso di macchinari più raffinati di quelli occorrenti per la preparazione di altre tecnologie di inchiostro, oltre a controlli e collaudi complessi e, infine, tempi di lavorazione di almeno due terzi più alti. Non dobbiamo poi dimenticare che si tratta, peraltro, come abbiamo gia osservato, costi subordinati alle quantità  di utilizzo del prodotto. Le cito ad esempio il costo dell'inchiostro delle cartucce per le piccole stampanti da ufficio e da casa che si aggira attorno ai 1.500 Euro al litro. Per contro, nel caso di stampanti più grandi con produzioni e consumi a livello industriale l'inchiostro può costare attorno ai 10 Euro al litro. Vorrei anche riuscire a fare con lei un raffronto fra il rapporto costo-consumo nei confronti degli inchiostri per altre tecnologie di stampa. E' molto facile, per esempio, raffrontare i consumi, e quindi il costo, degli inchiostri depositati su un metro quadrato stampato in serigrafia e quelli del quantitativo di inchiostro utilizzato per lo stesso metro quadrato dalla stampa digitale in quanto è evidente che essendo il consumo relativo alla stampa digitale certamente inferiore (da 10 a 1) a quello della stampa serigrafica, la scala del rapporto consumo-costo non può che esserne influenzato a favore della tecnica serigrafica e dei suoi costi di produzione. I costi degli inchiostri per la stampa digitale stanno, comunque, contraendosi man mano che l'utilizzo della stampa digitale, fino ad ora utilizzata per la campionatura dei lavori, sta intervenendo anche in tirature e formati fino ad oggi proponibili solo ad altri sistemi.

Nino Fichera
(effenino@tiscali.it)

(Per maggiori dettagli: monica.cingolani@lechler.it)

Articolo pubblicato da Serigrafia e Comunicazione Esterna n 3/2004

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