16.04.2005

E' SEMPRE SERIGRAFIA

pias1
E' SEMPRE SERIGRAFIA
La decorazione delle piastrelle
Quante volte ci abbiamo camminato sopra, quante volte siamo stati affascinati dalla bellezza dei disegni e dei colori che alcune pareti ci propongono in ogni momento della nostra vita. Pochi di noi sanno però che molti di quei begli effetti cromatici sui quali stiamo appoggiando distrattamente le nostre scarpe o il nostro sguardo sono stati realizzati attraverso la stampa serigrafica.
Parliamone, scopriremo una serie di situazioni veramente interessanti.


Alla base della lavorazione di una piastrella, la pressatura della pasta di gres porcellanato
La prima lavorazione che possiamo incontrare nel corso della visita di un'azienda che produce piastrelle, salvo percorsi particolari, è la pressatura di una pasta di gres porcellanato, un impasto che porterà  la mattonella nelle misure e forme programmate. Il prodotto ottenuto, sarà  successivamente sottoposto ad un essiccamento a 100/130°. con il compito di asportare dalla mattonella quel 6% di umidità  che la pasta fresca contiene.
La decorazione
Subito dopo questo primo trattamento, le mattonelle subiscono varie fasi di smaltatura, fasi che possono comprendere, oltre che passaggi "a pioggia" che prepareranno "il fondo", seguiti dalla decorazione vera e propria realizzata mediante stampa serigrafica o con altre tecnologie.
La decorazione è in ogni caso una delle componenti più importanti. Possiamo, infatti, affermare che la decorazione di una mattonella interviene per un 50% nel complesso delle lavorazioni e della loro importanza. Tutto il processo di decorazione termina con la cottura della mattonella in un forno a 1200°C.
pias2
Le tecnologie di stampa e le macchine
Nel settore della decorazione della ceramica non esistono macchine pluricolore come in altre tecnologie. Nella stampa delle piastrelle, ogni colore è dato dal passaggio sotto una singola macchina. Secondo il numero di colori necessari agiranno, quindi, quattro, cinque, sei o più macchine affiancate che trasportano i propri colori sulle mattonelle trasportate da un nastro. I "clichà©" di stampa sono cilindri vuoti attorno ai quali è applicato il tessuto sul quale è riportata l'immagine con la tecnica serigrafica classica, se si tratta di stampa serigrafica, o un foglio di materiale vinilico inciso in incavo (come le lastre offset o nella rotocalcografia) se si tratta della tecnica rotocolor.
Gli smalti coloranti sono inseriti, mediante appositi ugelli iniettori, all'interno del cilindro nella stampa serigrafica; nella rotazione incontrano una racla che li spinge all'esterno.
Nella stampa rotocolor il colore è invece rilasciato all'esterno del cilindro mediante l'intervento di una serie di cannelli, una racla avrà  poi il compito di spargere uniformemente lo smalto e farlo penetrare opportunamente nelle parti incise (tenere sempre presente il sistema offset o quello rotocalco). Generalmente le due tecnologie, oltre a differenti tecniche e risultati di stampa, suggeriscono movimenti e passaggi diversi del prodotto da stampare. La serigrafica, stampa il soggetto mattonella per mattonella, sui pezzi posizionati sul nastro trasportatore e distanziati in modo appropriato. Il cilindro, ruotando, rilascia sulla mattonella l'impronta di stampa - generalmente, subordinatamente alle misure della grafica, non più di tre per cilindro.
La tecnica rotocolor è invece utilizzata in prevalenza per la stampa di uno stesso soggetto, la riproduzione delle venature del marmo, per esempio, riprodotto in modo continuo su tutta la circonferenza del cilindro, su una serie ininterrotta di mattonelle poste senza soluzione di continuità  sul nastro trasportatore che, naturalmente, scorre a velocità  controllata ed ininterrotta senza, quindi, l'esigenza di fermi della mattonella come nella tecnica serigrafica.
Con quest'ultimo sistema, il risultato finale sarà  diverso per ogni mattonella e ne aumenterà  l'effetto "naturale" in modo veramente efficace. La definizione delle due tecniche è chiaramente a favore, ma questo dovrebbe essere noto a tutti, della stampa serigrafica, per l'importanza della stampa ottenuta. La velocità  di produzione è invece più alta nella rotocolor. In entrambe le tecnologie, apposite cellule fotoelettriche permettono, quando necessario, la cura del registro di stampa.
Gli inchiostri o, meglio, le paste
Questo è un passaggio relativo alla tecnica per la stampa su ceramica che è, probabilmente, poco conosciuto. E', infatti, molto importante, sapere che, di base, i colori usati nella stampa su ceramica sia con la tecnologia serigrafica, sia con la tecnologia rotocolor non sono inchiostri, come si può pensare, ma paste. Paste che, cosଠcome succede in altri settori come quello della stampa su vetro, assumono la tonalità  desiderata solo dopo il passaggio di cottura.
In linea di massima, non esistono in commercio paste "pronte". In ceramica, salvo in alcune situazioni particolari, non esistono colori pronti come in tutti gli altri settori. Ogni azienda, almeno le più grandi, si costruisce in casa la proprie paste, spesso a rispetto di un certo tipo di tecnica che non si desidera esca da ogni singolo stabilimento. Ognuno, quindi, ha una propria tecnologia, dei propri segreti se si preferisce, nella certezza che, il proprio sistema di approntamento della pasta con i suoi segreti e la possibilità  di correggerne le tonalità  in ogni momento della lavorazione, è migliore di quella delle concorrenza per l'ottenimento di un prodotto più qualificato.
A parte i vari dosaggi, il processo di approntamento della pasta è, peraltro, assolutamente semplice. Si utilizza una resina od un olio particolare, che fungerà  da veicolo, al quale sono poi aggiunte le basi (monocomponenti o pluricomponenti secondo il lavoro da realizzare) e i pigmenti o gli ossidi necessari, si impasta e si raffina il tutto e la pasta è pronta. Naturalmente, come tutti sanno, al momento dell'impiego, a seconda della tecnologia di stampa cui si ricorre e della porosità  dello smalto di fondo, l'utilizzo della pasta avverrà  con viscosità , più o meno alte, (maggiore nella serigrafica, inferiore nella tecnologia rotocolor).
pias3
Una nuova possibilità , la stampa digitale a getto d'inchiostro
Un'ultima parola sull'argomento decorazione potrebbe riguardare le nuove attrezzature a getto d'inchiostro che si stanno proponendo al mercato e che si comportano esattamente come una qualsiasi stampante digitale che lavora in quadricromia diretta. Naturalmente, gli inchiostri posseggono le caratteristiche necessarie alla stampa su ceramica. E' però una tecnologia ancora tutta nel pieno della sua evoluzione, vedremo. I problemi principali di questa nuova tecnica sono gli spessori di colore lasciati da questa macchina ancora troppo esili per le esigenze della ceramica dove la bellezza, la preziosità , del risultato finale è data anche dalla quantità  di inchiostro rilasciata che deve essere sempre piuttosto importante, specie se parliamo di bianco che ha anche il compito di creare quegli spessori che danno movimento al disegno.
La ceramica, un po' di storia
La ceramica, com'è noto, è da millenni l'arte di fabbricare oggetti di terra e decorarli per farne piastrelle, vasellami, stoviglie, ecc. I pavimenti a mosaico hanno origini antiche, mentre le pavimentazioni piastrellate si diffusero solo nel tardo Medioevo e sfruttarono di volta in volta materiali diversi: nel XIII secolo le piastrelle più apprezzate furono quelle in argilla decorata, nel Cinquecento le maioliche italiane e spagnole, sostituite nelle epoche successive da legno, marmo e piastrelle opache. Per le pareti, i più celebri rivestimenti murari dell'antichità  sono, per contro, quelli assiro-babilonesi e cinesi. All'epoca medievale risalgono invece le piastrelle iraniane decorate con motivi floreali e calligrafici tipici dell'arte islamica. Nel Trecento i tedeschi costruirono grandi stufe ricoperte di piastrelle smaltate in vari colori, che attorno al 1600 furono sostituite da formelle realizzate con le maioliche di Delft, dalla tipica colorazione blu cobalto e blu manganese che si intravedeva sotto lo smalto.
I romani apprezzavano i manufatti in argilla ravvivata da una vernice di colore rosso brillante. Il metodo vide la luce sulle coste orientali del Mediterraneo nel tardo periodo ellenistico e consisteva nell'immergere i pezzi in argilla a elevato contenuto di silice che, lucidata, garantiva una notevole brillantezza, e nel cuocerli a fiamma ossidante. La tecnica decorativa più diffusa fu quella della terra sigillata, ovvero ornata dai "sigilla", piccoli disegni a rilievo impressi con stampi a elementi intercambiabili, fattore che offriva ai ceramisti la possibilità  di variare a piacimento i disegni. Il metodo si diffuse in gran parte dell'impero, specialmente nell'Italia settentrionale e in Gallia, a partire dal I secolo a.C. e il vasellame cosଠdecorato fu il più utilizzato dai legionari romani che conquistarono le regioni nordoccidentali.
In altre parti d'Italia, e in particolare in Etruria, gli oggetti di colore nero rimasero invece in voga. Gli etruschi divennero famosi per l'uso del bucchero, un materiale la cui composizione rimane ancora oggi ignota, ma si ritiene che la colorazione nerastra derivasse dall'aggiunta di polvere di carbone all'argilla di base. Oggi si chiamano genericamente buccheri i manufatti prodotti con questo materiale, dai vasi più raffinati ai recipienti più grossolani. Gli artisti etruschi si servirono di numerosi metodi decorativi: oltre ai soggetti in rilievo entrarono, infatti, nell'uso figure impresse con rotelle o stampini e fregi già  compresi nello stampo con cui si dava forma all'oggetto.
Anche le ceramiche ispirate a quelle greche verniciate di nero conobbero larga diffusione nell'impero romano, assumendo talvolta le forme degli oggetti celtici in metallo. A volte l'argilla era lavorata in modo da ottenere una decorazione a puntini; in altri casi si ricorreva ad argilla semiliquida di colore bianco o a pigmenti. I vasai romani utilizzarono anche vetrine al piombo colorate con ossidi metallici, producendo ceramiche destinate a diventare le più famose nell'Europa medievale.


Lavoro realizzato per la rivista Graph Creative e apparso sul numero 105 del marzo 2005 della stessa rivista

GRAZIE

La tua richiesta è stata inoltrata.
OK