16.10.2002

L'IMPORTANZA DELL'IMPIANTO DI FOTOLITO IN SERIGRAFIA

Non è sufficiente ricorrere ad un bravo fotolitista, occorre che, chi realizza un impianto di fotolito per la stampa serigrafica, conosca a fondo anche tecnica ed esigenze di questo tipo di stampa.

Un concetto di base
Si è sempre detto che quella serigrafica è una tecnica che non permette importanti interventi di correzione in fase di stampa e che il compito della serigrafia è stampare il meglio possibile quello che è stato inciso sui telai. Tutti gli interventi necessari che devono permettere all'immagine di essere il più vicino possibile possono essere, quindi, effettuati unicamente nella fase della preparazione delle pellicole. Ma attenzione, il fotolitista cui ci rivolgiamo ha il dovere assoluto di conoscere tecniche, processi ed esigenze della stampa serigrafica.

Ma veramente è tanto importante che un impianto di fotolito sia realizzato specificamente per la serigrafia e quali sono i punti principali che differenziano questi impianti da quelli per la stampa offset?
Per dare una risposta a questo non facile interrogativo sono andato a trovare Giovanni Labianca, uno dei soci del Gruppo Serinova-diSegno che, all'interno dell'azienda, dirige con grande competenza il settore fotolito dove si realizzano, fatto estremamente importante per l'articolo che mi accingevo a preparare, sia impianti di fotolito per la serigrafia sia per la stampa offset.

Signor Labianca, le conoscenze e le sue esperienze la mettono certamente in grado di indicarmi le differenze base fra un impianto di fotolito per la serigrafia ed uno per l'offset. Vogliamo provare?
Certo, mi permetta però un piccolo "cappello" a quello che le dirò. Il tipo di problematiche che affronteremo sono iniziate da quando, non tantissimi anni fa, la serigrafia ha sentito l'esigenza di stampare anche mezzetinte terminando di essere una tecnologia che permetteva unicamente la stampa al tratto.

Iniziamo dall'originale
E' il punto di partenza di entrambe le tecnologie (e di tante altre, naturalmente). Da questo punto le strade si dividono: una, quella dell'offset con il suo sistema di stampa lastra-caucciù, dove la realizzazione della pellicola deve principalmente tener conto del dettaglio che si vuole ottenere, del supporto sul quale si stamperà , degli inchiostri che si utilizzeranno e del retino conseguente, l'altra, quella della serigrafia che, oltre ai punti elencati per la stampa offset, deve prestare la massima attenzione anche alle caratteristiche del telaio, al numero dei fili che compongono il tessuto e al loro diametro. La dimenticanza, o la non conoscenza, da parte del fotolitista, di queste caratteristiche possono mettere a repentaglio la riuscita del lavoro non considerando, per esempio, il giusto rapporto fra la larghezza della maglia, la densità  del retino ed il diametro del suo punto. Nel confronto fra i due sistemi di stampa, la serigrafia presenta, peraltro, da una parte un handicap e dell'altra un vantaggio. Un handicap, se lo esaminiamo (e, in seguito vedremo di approfondire l'argomento) sotto l'aspetto del numero dei puntini utilizzati e conseguente definizione di stampa. Un vantaggio per la possibilità  di formare, con la "collaborazione" dello strato di fotoemulsione depositata sul tessuto del telaio, calamai maggiori e, quindi, cariche e forze di colore maggiori rispetto alla stampa offset.

Abbiamo parlato di handicap. Potrebbe essere interessante approfondire un po' di più l'argomento
Con piacere, anche se credo che quanto le ho detto prima possa essere sufficientemente chiaro per tutti. Una maggiore definizione, una maggiore morbidezza e ricchezza dei toni è permessa solo da retini con un alto numero di punti per centimetro quadrato. Nella stampa offset, buoni risultati si ottengono già  a partire dai 60 punti. Provi però a pensare ad un retino di questa densità  e all'esigenza di far passare il punto tre le magli del tessuto! Il massimo che possiamo ottenere in serigrafia è di lavorare, non senza difficoltà , con un retino di 54 punti e con una maglia di 180 fili per centimetro. Il rapporto è, quindi, più o meno di 1 a 3. Semplificando, poichà© ogni tre maglie avremmo un puntino, la stampa, in linea teorica potrebbe anche realizzarsi. Il problema però è nel rischio che il puntino vada a capitare all'incrocio dei fili che formano la maglia sparendo dal disegno che si sta riproducendo, col risultato di aver troppo passaggio d'inchiostro nelle zone "in negativo" e la formazione di una massa unica di colore. Per contro, non avremmo alcun passaggio d'inchiostro nelle zone delle "alte luci" che si pelerebbero. A questo punto mi posso aiutare formando un più o meno forte calamaio (lo spessore del calamaio è strettamente collegato con lo spessore dell'emulsione fotosensibile che è stata stesa). In questo modo si ottiene un maggior deposito d'inchiostro la dove l'inchiostro dovrà  andare poi a stampare le zone di alte luci del soggetto. Si tratta, in ogni modo, di ripieghi. L'ideale - secondo la mia esperienza personale, altri potrebbero fornire dati diversi - prosegue Giovanni Labianca, è di utilizzare per la serigrafia un retino di 40 linee con un tessuto di 140/150 fili. Occorre poi tenere nella massima considerazione il soggetto da stampare: se, per esempio, il soggetto che stiamo riproducendo si presenta con tanta massa di colore, andrà  bene un 40/140, al contrario, davanti ad una bassa massa di colore si potrà  tranquillamente ricorrere ad un 40/120.

Mi sembra tutto sufficientemente chiaro, a questo punto, possiamo suggerire le indicazioni più importanti che lo stampatore serigrafo deve dare al fotolitista?
"Occorre prima di tutto indicare il tipo di tessuto che si intende utilizzare. Dopo questa informazione, il fotolitista, dopo aver visto il soggetto da riprodurre, conosciute le caratteristiche dell'inchiostro che si intende utilizzare e quelle del supporto su cui si stamperà , determinerà  il numero di punti della fotolito. E' anche vero che un bravo fotolitista deve anche saper correggere, in previsione del risultato di stampa che si vuole ottenere, alcuni dei punti di partenza indicati dallo stampatore. Soffermiamoci un attimo sugli inchiostri - mi dice a questo punto il mio preparatissimo interlocutore - un buon fotolitista deve anche saper tener conto della stagione in cui si lavora. Con gli inchiostri a solvente che risentono molto delle alte temperature, occorrerà , per esempio, lavorare con retini e magli più larghe di quelle utilizzate, magari per lo stesso lavoro, in periodi più freddi. Per contro, gli inchiostri UV permettono, con una certa regolarità , l'utilizzo di percentuali più alte, come per esempio, 180/200 fili e retini anche superiori alle 40 linee.

In serigrafia può essere opportuno passare, magari per lavori particolari, dal retino classico al retino stocastico o di modulazione di frequenza?
"Quando parliamo di retino geometrico - riprende La bianca - ci riferiamo a quella serie di punti, quadrati, tondi, ellittici, ecc, che sono caratterizzati da una caduta fissa che andrà  a formare la classica rosetta. Il retino stocastico si presenta invece con la caratteristica di un addensamento di punti in una posizione non fissa, casuale. Il lato positivo di questo retino è una larga sovrapposizione di colori che permette di ottenere una più alta serie di toni, oltre all'assenza di effetto moirà©, rispetto al retino geometrico. Anche in questo caso, il mio parere è assolutamente personale e potrebbe essere in contrasto con modi di considerare l'argomento. Il retino stocastico (o a modulazione di frequenza) non sarà  mai di largo utilizzo nella stampa serigrafica dove abbiamo a che fare con una non sempre perfetta trasparenza delle tinte - al contrario dell'offset - fatto che non permetterebbe il corretto sfruttamento della sovrapposizione dei punti cui ho accennato prima e che è uno dei valori base di questa tecnica. Inoltre lo stocastico, come si può intuire, provocherebbe una caduta disordinata dei punti con una conseguente difficilissima individuazione della grandezza della maglia."

E la forma del punto ha una sua importanza in serigrafia?
"Anche qui esistono teorie diverse oltre che di convinzioni personali. Personalmente ritengo che per un lavoro serigrafico normale il punto migliore sia quello tondo. E' certamente valido anche quello quadrato che però, in alcuni lavori, si lega già  a partire da un numero di linee inferiore a quelle in cui il tondo tende ad unirsi agli altri punti".

Mi dice, adesso, sull'importanza dell' inclinazione del retino rispetto al telaio. E' importante?
"E' senza dubbio una fase importante nella realizzazione di quadricromie , fase, per la verità  non facile da impostare. Parliamone pure, mi dice Giovanni La bianca, ma non dimentichiamo che è un momento che riguarda essenzialmente chi deve preparare il telaio. Come nell'offset, anche in serigrafia, ogni pellicola ha una propria inclinazione e, fin qui, niente da dire se si vuole che un puntino vada a cadere su quello di un altro colore, creando il famoso moirà©. In serigrafia, però oltre a tenere presenti queste regole fondamentali, occorre inclinare, in percentuali precise, anche il tessuto. Alcuni dicono che sia sufficiente aumentare l'inclinazione del punto sulla pellicola lasciando, lasciando il senso della tela parallela al quadro. Il mio consiglio è di osservare ad occhio la formazione del moirà© appoggiando le pellicole di fotolito sul quadro serigrafico ed agire di conseguenza. Oggi il computer, per la verità , ha reso più semplice questo tipo di operazione".

E la gelatina? Sopra o sotto in serigrafia?
"Al contrario dell'offset, in serigrafia la gelatina della pellicole di fotolito deve sempre trovarsi sotto."

Esistono differenze nella preparazione di un impianto di fotolito nel caso di utilizzo di sistemi diversi nella realizzazione della martrice serigrafica (diretti e indiretti)?
"Esistono differenze nella durata dell'esposizione e nella intensità  della luce che sono però subordinate anche ad una serie di altri fattori come il colore del tessuto, ecc.

Per concludere, vogliamo dare un consiglio pensando in modo particolare a chi si è avvicinato da poco all'arte serigrafica?
"Volentieri, mi dice Labianca, è anche vero che, se sono stato chiaro, il consiglio potrà  emergere con facilità  da quello che ho esposto. In ogni modo, posso dire che la prima cosa cui pensare è quella di rivolgersi ad un fotolitista che conosca a fondo le tecniche e le problematiche specifiche della serigrafia, fotolitista al quale fornire con chiarezza (ma se conosce la serigrafia, le chiederà  lui) dati sul tessuto, l'inchiostro, il supporto, ecc.

Nino Fichera

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