16.06.2009

Gadget, un mercato iceberg da sei miliardi di euro...

Gadget
Sono oltre 755mila le imprese italiane che investono in attività  promozionali; intanto un decreto ministeriale ha modificato i criteri per le spese di rappresentanza

Le persone comuni li chiamano gadget, ma nel gergo degli esperti di marketing si definiscono "articoli pubblicitari e promozionali". Che siano penne, magliette, cellulari o frullatori (e negli Stati Uniti si regalano anche le bistecche confezionate sotto vuoto), la spesa annuale delle aziende italiane per questi oggetti ammonta a circa sei miliardi di euro. àˆ l'ultimo dato disponibile, del 2005, ricordato nell'incontro organizzato a Milano da Assoprom, l'associazione che riunisce i produttori e distributori del merchandising promo pubblicitario; destinato non solo ai clienti finali, ma anche a quelli potenziali, ai collaboratori e ai responsabili delle reti di vendita.
Sopra e sotto il livello dell'acqua

Cosଠsono oltre 755mila le imprese italiane che hanno investito in attività  promozionali, secondo una ricerca Cra del 2005, con vari scopi: regali aziendali (619mila), promozioni tramite oggetti (pto, 453mila), premi immediati (52.850), omaggi con punti fedeltà  (37.750), concorsi a premio (15.100). Dei sei miliardi spesi in totale dalle aziende - mediamente 8.600 euro per ogni impresa - quasi tre sono confluiti nei regali, due miliardi nelle pto, 510 milioni per iniziative di fedeltà , 280 milioni per concorsi a premio. àˆ un mercato iceberg, di cui si vede solo la punta e che nasconde una mole sommersa ben più consistente e spesso invisibile ai consumatori finali.

Giovanni Gallazzi, consulente di comunicazione e marketing promozionale, ha fornito qualche esempio. Prendiamo il mercato degli pneumatici per le automobili: ciascuno di noi può ricordare al massimo una dozzina di marche di gomme, quelle dei produttori più noti come Pirelli, Michelin o Goodyear. C'è, però, un centinaio di marche in commercio. La maggior parte di queste basa le sue vendite sulla fidelizzazione: i gommisti acquistano una certa quantità  di pneumatici e li consigliano ai loro clienti, ricevendo dal produttore un qualche regalo o incentivo. Gallazzi ha ricordato anche i servizi bancari consigliati dai consulenti finanziari e le convenzioni tra le compagnie di autobus e le aree di sosta in autostrada.

Le nuove norme per le spese di rappresentanza

Un capitolo specifico riguarda le spese di rappresentanza (tra cui regali, feste, vitto e alloggio). La relativa legge è cambiata di recente: in vigore dal primo gennaio 2008 e precisata da un decreto ministeriale dello scorso novembre. Prima si poteva dedurre dalle tasse un terzo delle spese in cinque anni; ora, invece, si può dedurre in un solo anno l'intero valore di tali esborsi, a patto che rispettino i requisiti d'inerenza e congruità  stabiliti dal decreto. I beni che costano meno di cinquanta euro sono interamente deducibili (la vecchia legge fissava un tetto di 25,82 euro). Cosà¬, per un bene che vale per esempio cento euro, il costo al netto delle imposte per l'azienda è ora di 68,60 euro, contro 89,53.

Per soddisfare l'inerenza, secondo il decreto, l'impresa deve regalare i beni per scopi promozionali o di pubbliche relazioni; l'oggetto, inoltre, deve generare (almeno potenzialmente) un ricavo economico per l'azienda, o essere coerente con le pratiche commerciali del settore in questione. Per quanto riguarda la congruità , ci sono dei limiti massimi alle spese di rappresentanza, da calcolare sui ricavi aziendali: 1,3% fino a dieci milioni di euro, 0,5% tra dieci e cinquanta milioni e 0,1% oltre i cinquanta. Nonostante la maggior chiarezza - anche per contrastare l'elusione fiscale - del nuovo decreto sulle spese di rappresentanza, rimane una certa ambiguità  nel classificare, con riferimento ai requisiti d'inerenza e congruità , alcune operazioni commerciali delle aziende.

Luca Re - B2B24.IT

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