8.09.2003

Da GRAPH CREATIVE: Nel regno del colore...

Su Graph Creative è stato pubblicato un "viaggio" nel mondo dei colori, per conoscere meglio un aspetto molto importante della stampa. Da non perdere, ecco la prima puntata.
Parte, da questo numero di Graph Creative, una serie di articoli dedicati al colore, e in particolar modo alla sua applicazione nel settore del processo che porta alla stampa digitale e offset.
La nostra intenzione è quella di far capire come funzionano i meccanismi e le tecnologie alla base di un flusso di lavoro in cui una corretta gestione del colore costituisce una parte molto importante. In questo primo articolo, oltre all'introduzione di rito, analizzeremo la teoria del colore, indispensabile per giungere alla pratica quotidiana. Nei prossimi appuntamenti vedremo più da vicino il Cms (Color Management System), inteso come l'insieme delle tecniche e delle procedure per ottimizzare la gestione del colore in un flusso digitale; analizzeremo i profili per la stampa, spiegando le differenze tra Icc e Pcm; vedremo come i software per la grafica gestiscono il colore e come muoversi in questo universo senza commettere errori; le ultime puntate descriveranno le tecniche corrette per la calibrazione di monitor, scanner e stampanti; infine, daremo un'occhiata alla gestione colore all'interno del Pdf, il formato derivato dal PostScript che si sta imponendo per la stampa digitale a tutti i livelli.

Che cos'è il colore?
Cominciamo con l'analizzare, anche se in modo sommario, la scienza del colore; cercheremo di farlo in modo comprensibile, senza la pretesa di essere del tutto esaurienti, ma al tempo stesso senza annoiare i nostri lettori. Per definire il concetto di "colore" dobbiamo prendere in esame più di un aspetto: da una parte c'è quello legato alla fisica, e cioè alla luce; una superficie assorbe tutti i colori dello spettro luminoso, a eccezione di quello che si vede; ad esempio il classico drappo da torero assorbe tutti i colori, ma respinge il rosso, che - a quanto pare - ha il potere di irritare profondamente il toro... e qui ci colleghiamo all'altro aspetto del colore, quello legato alla percezione individuale e soggettiva. Nell'insieme, abbiamo a che fare con la colorimetria: la "scienza" che studia il colore in tutti i suoi aspetti.

La bellezza sta nell'occhio di chi guarda
Questa classica affermazione può aiutarci a capire che cosa significa "percepire" un colore: ci troviamo in tale situazione quando il nostro apparato oculare è sollecitato da uno stimolo luminoso, che il cervello associa a un elemento ben preciso. Nel caso dei colori, bisogna fare una distinzione tra le diversità  dovute all'ambiente esterno e quelle relative all'osservatore. Tornando al rosso, esso potrà  essere percepito diversamente a seconda del tipo di illuminazione (luce diurna o elettrica, neon o alogena), ma sottili differenze si possono verificare anche da persona a persona: è impossibile stabilire con precisione assoluta che il rosso visto da noi è del tutto identico a quello visto da un'altra persona. Per fortuna, le differenze in quest'ultimo caso sono minime, fatta eccezione per le persone affette da daltonismo; torneremo su questo argomento nel prossimo paragrafo. C'è differenza fra tinta e colore: la tinta è una caratteristica, un attributo del colore; serve a distinguere uno dall'altro. Dicendo "rosso" potranno venire in mente più cose: la muleta del nostro torero o il colore di una macchina; con "blu" indicheremo invece la maglia dei giocatori della nazionale di calcio o il colore del mare; avremo quindi quattro distinti colori, diversi per gradazione, ma due sole tinte. Il bianco, il nero e i vari grigi non hanno invece una tinta. Le tinte primarie sono quattro, opposte a due a due: rosso e verde, giallo e blu; le due coppie non sono mescolabili, mentre tutte le altre combinazioni danno origine alle tinte binarie; blu e rosso, ad esempio, formano il viola. Altri aspetti del colore sono la brillanza e la chiarezza; come è intuibile i due termini si riferiscono alla luminosità  di un colore o di un oggetto; parlando di stampa, i parametri che influenzano maggiormente questo aspetto sono il bianco della carta e l'area del punto di retino; a punti più piccoli corrisponderà  una chiarezza maggiore. C'è poi la pienezza del colore, direttamente influenzata dal tipo di luce ambientale; un colore risulterà  meno "pieno" quando è illuminato da una lampadina di bassa potenza, piuttosto che dalla luce diurna; a questo concetto si lega quello del croma: il colore avrà  meno pienezza in presenza di luce elettrica, ma il croma resterà  invariato, poichà© è un valore riferito al rapporto tra i vari colori visti nella stessa situazione: una mela rossa ha un croma proporzionato a quello del tavolo verde su cui la appoggiamo, in qualsiasi momento della giornata. Infine viene la saturazione: l'elemento più importante, che in stampa ci fa percepire più o meno "carico" un colore. In tutto questo, oltre all'importanza della nostra percezione va considerata quella della luce dal punto di vista della fisica; il nostro occhio interpreta diverse lunghezze d'onda dello spettro come tinte differenti: a 780 nm (nanometri) troviamo il rosso, a 550 nm il verde e a 380 nm il violetto. Non è questa la sede per approfondire tali concetti, per cui rimandiamo a un buon trattato di fisica. Qui ci limitiamo solo a ricordare che quando un oggetto è colpito dalla luce in parte la riflette, in parte la trasmette (nel caso di un oggetto trasparente) e in parte la assorbe.

Un po' di ordine
Abbiamo visto i parametri oggettivi che influenzano la percezione del colore da parte dell'occhio umano; quanto alle differenze soggettive, che possono variare da persona a persona, possono essere considerate trascurabili se accettiamo di fare una "media" della percezione del colore da parte dell'occhio. Una rappresentazione grafica dei colori visibili dall'occhio umano è stata proposta nel 1931 dalla Commission Internationale d'Eclairage, con il diagramma di cromaticità  xy; con questo metodo era possibile assegnare a ogni colore un valore numerico, espresso tramite due coordinate. Con l'andare del tempo ci si rese conto che il diagramma xy presentava alcuni limiti legati all'uniformità : i colori rappresentati da coppie di punti all'interno del grafico potevano apparire abbastanza simili oppure molto diversi a seconda dell'area in cui erano rappresentati i due punti, anche se la distanza tra questi ultimi era la medesima. Per ovviare a tale inconveniente la Commission Internationale d'Eclairage ha messo a punto, nel 1976, lo spazio colore Lab; in questo caso alle due coordinate a e b che indicano i valori cromatici si unisce la terza coordinata L (luminosità ). Nello spazio Lab un colore è quindi indicato da tre coordinate: L (che varia da 0 a 100), a (positiva verso il rosso, negativa verso il verde) e b (positiva verso il giallo, negativa verso il blu). Il passaggio dallo spazio xy a quello Lab si ottiene tramite un'equazione matematica, mentre le coordinate di un'immagine digitale sono facilmente rilevabili con un programma come Photoshop: basta dare un'occhiata alla palette Info, che tra i vari spazi colore elenca anche il Lab; ecco quindi che, dopo la teoria, cominciamo a collegarci alla pratica quotidiana... chi ci ha seguito fino a questo momento è ora in grado di interpretare i dati forniti dal programma di fotoritocco più usato al mondo!

Miscele cromatiche
Vediamo ora in che modo da due o più colori se ne ottiene un terzo; parliamo di sintesi, che può essere additiva o sottrattiva. La differenza tra i due tipi è piuttosto sottile, ma possiamo dire che la sintesi additiva avviene in modo diretto e quella sottrattiva in modo indiretto; semplificando, nella sintesi sottrattiva il colore risultante "prende forma" prima di giungere alla retina dell'occhio umano; è il caso, ad esempio, di un prisma attraversato da un fascio di luci colorate; in questo caso il risultato finale è influenzato dalla presenza del prisma tra l'origine dei fasci luminosi e l'occhio. Questo tipo di sintesi ci interessa ben poco, mentre per noi è fondamentale la sintesi additiva: in questo caso i singoli stimoli che originano un nuovo colore giungono all'occhio invariati; questo è il caso più interessante perchà©, come qualcuno avrà  forse capito, è quello che sta alla base della stampa. Ma attenzione: la stessa stampa in quadricromia ha un elemento additivo e uno sottrattivo; additivo perchà© l'occhio percepisce i colori più svariati anche se sulla carta sono depositati i soli ciano, magenta, giallo e nero. Sottrattiva perchà© in alcuni punti del retino i colori sono sovrapposti già  sulla carta, e si "sottraggono" spazio l'uno con l'altro originando un nuovo colore in partenza. Tornando alla sintesi additiva, questa può essere di tre tipi: spaziale, media temporale o media spaziale. La sintesi additiva spaziale si ottiene quando due colori si sovrappongono all'interno di uno spazio ben determinato, come nel caso della stampa. La media temporale non ha direttamente a che fare con inchiostri e tipografie, ma merita un accenno perchà© è molto interessante. Questo fenomeno sfrutta un "difetto" dell'occhio umano che è la persistenza delle immagini sulla retina, lo stesso effetto che fa sembrare in movimento le immagini di una pellicola cinematografica; in realtà  questa è costituita da una serie di fotogrammi statici messi in rapida successione, per dare l'idea del movimento. Un esempio calzante (ma anche un esperimento da provare in proprio) è quello di un ombrello fatto "a spicchi" di diversi colori, o magari bianchi e neri; è sufficiente farlo girare rapidamente per percepire un grigio più o meno uniforme, colore che in realtà  non è stampato sulla tela. La media spaziale, infine, è sfruttata dai cinescopi dei comuni televisori: i vari colori sono ottenuti sempre dal rosso, dal verde e dal blu, ma i punti si trovano a distanza cosଠravvicinata che l'occhio umano viene "ingannato" e crede di vedere una moltitudine di colori a partire da quelli dello spettro Rgb. Per ora è tutto: nelle prossime puntate passeremo ad argomenti più pratici, ma lasciateci dire che questa sezione teorica ci tornerà  molto utile in seguito. Non ci resta che tornare al nostro torero con il suo drappo rosso; in tutta verità , non è il colore rosso che spinge il toro alla carica, bensଠil semplice sventolio della muleta: gli occhi di molti animali, al contrario di quelli dell'uomo, non percepiscono bene i colori.

DIDASCALIE
01 Plotter Epson.jpg Dalla teoria alla pratica: capire i concetti fondamentali relativi alla scienza del colore può servire per conoscere meglio le arti grafiche

02 Tramonto.jpg Una luce ambientale particolare può modificare la nostra percezione dei colori

03-04-05 (Blu1, Blu2, Blu3 affiancate) Un cielo, un tappeto, della carta colorata: tra blu chiari e scuri abbiamo tre colori diversi, ma la tinta è unica

07 Palette Photoshop Da Photoshop è possibile rilevare le coordinate Lab di qualsiasi colore di un'immagine digitale

08 additiva.gif Nella sintesi additiva la sovrapposizione di più colori origina altri, tutti diversi tra loro

09 additiva2.jpg La sintesi additiva media temporale si basa sul principio della persistenza delle immagini sulla retina dell'occhio

TRATTO DA GRAPH CREATIVE nel regno del colore di Adriana Ascagni

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